la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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Dallo Shōbōgenzō Zuimonki di Dogen


(Da non confondere con il più famoso Shōbōgenzō sempre dello stesso autore)


"La cosa più importante di ciò è di non avere bramosia. Per non avere bramosia, innanzitutto bisogna prendere le distanze dal proprio io. Per prendere le distanze dal proprio io, la cosa più importante è di osservare l'impermanenza.
[...]
Per entrare nella Via del Buddha, gettate via il pensiero del bene il pensiero del male, che è conseguenza dell'aver distinto bene e male nel proprio cuore e, dimenticando se il vostro corpo sta bene oppure no, e non preoccupandovi di come debba essere il vostro cuore, perseguite le azioni quotidiane e l'insegnamento verbale dei Buddha e dei patriarchi, senza preoccuparvi del bene e del male.
[...]
È facile farsi rispettare. Mostrare di aver lasciato cadere il proprio corpo e di aver volto le spalle al mondo è solo una questione di aspetto esteriore. Invece, senza distinguersi dalle persone comuni, chi predispone dentro di sé il proprio cuore, questa è davvero una persona illuminata.
Così una persona dell'antichità ha detto: «Essere vuoti all'interno, e all'esterno seguire [gli altri]».
[...]
La cosa principale è di lasciare il proprio io, e per mantenere questo spirito dovete tener presente l'impermanenza. La vita è come un sogno. Il tempo passa veloce e la nostra vita si estingue facilmente come la rugiada.
[...]
Se avete intenzione di praticare ora la Via dei Buddha e dei patriarchi, senza aspettarvi nulla, senza andare in cerca di nulla, senza pensare di ottenere nulla, con tutte le vostre forze praticate la Via dei maestri del passato e attenetevi alle attività dei vari patriarchi.
[...]
Gli studenti della Via non dovrebbero studiare il Buddha-Dharma per il proprio ego. Bisogna studiare il Buddha-Dharma solo per il Buddha-Dharma stesso. La maniera per fare questo è di abbandonare il proprio corpo e mente senza lasciare indietro nulla [...]. Dopo di ciò, senza pensare neppure per poco al giusto e sbagliato, senza occuparvi di voi stessi, anche se è una cosa difficile da fare e richiede impegno, lo dovreste fare, spinti dal Buddha-Dharma. [...] Non pensate di ottenere qualche vantaggio dalla pratica della Via del Buddha. Una volta che vi siete affidati alla Via del Buddha, non tornate a considerare voi stessi [...]. Quando non avrete più nulla da chiedere e da perseguire, allora sarete nella grande pace.
[...]
Lo studio della Via è senz'altro lasciar andare il proprio io. Anche se avete imparato ben diecimila sūtra, se non vi distaccate dall'attaccamento per il proprio io alla fine non potrete evitare di cadere nella fossa dei demoni. [...] Lasciar andare se stesso significa gettare il proprio corpo e mente nel grande oceano del Buddha-Dharma [...]. Preoccuparsi dell'opinione degli altri e farsi scrupoli dei sentimenti degli uomini, è la radice dell'attaccamento al proprio io.
[...]
Originariamente, nella mente umana non c'è né bene né male. Il bene e il male sorgono in base alle varie situazioni. Per esempio, quando una persona destando l'intenzione di giungere all'illuminazione si ritira in una foresta, pensa che la foresta sia il bene e la società umana il male. Ma quando lascia la foresta perché se ne è stancato, pensa che la foresta sia male. Questo accade perché la mente non ha caratteristiche definite una volta per tutte e cambia.
[...]
Nel Shinjinmei si dice: «Non è difficile raggiungere la Via, basta non avere preferenze». Quando si è abbandonata la mente che ha preerenze, si accetta tutto senza mediazioni. Lasciare andare le preferenze è lasciare andare il proprio io. Non pensate di praticare la Via buddhista per ricevere qualche sorta di ricompensa in cambio.
[...]
Passare il tempo stando eretto in zazen che non fa guadagnare nulla, neanche l'illuminazione, è la Via dei patriarchi".