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"Lo sai che cosa faccio, io, quando desidero ardentemente qualcosa?" (Zorba il greco)
"«Lo sai che cosa faccio, io, quando desidero ardentemente
qualcosa?» riprese. «Me ne sazio a tal punto che in seguito non ci penso più: o,
se ci penso, provo ripugnanza. Da bambino - tanto per dare un esempio - andavo
pazzo per le ciliegie. Non avendo danaro ne comperavo poche alla volta e, dopo
averne mangiate tutte, mi restava sempre la voglia di mangiarne ancora. Giorno e
notte non potevo pensare altro che alle ciliegie. Mi veniva la schiuma alla
bocca: era una vera tortura! Ma un giorno fui vinto dalla collera o dalla
vergogna, non so bene quale sentimento mi possedesse. Comunque, capii che ero
schiavo di un pugno di ciliegie e che la mia situazione era ridicola. Allora
cosa feci? Una notte mi levai da letto, frugai nelle tasche di mio padre, vi
trovai una megidjè d'argento e la presi. La mattina dopo, alzatomi
prestissimo, corsi a comperare un paniere di ciliegie. Poi sedetti in un fosso e
mangiai, mangiai, sin che fui gonfio come un pallone. Lo stomaco cominciò a
farmi male, non passò molto tempo e mi si rovesciò completamente. Sì, padrone,
rigettai le ciliegie, e da quel momento non ho più provato il minimo desiderio
di assaggiarne una. Mi ero liberato. Potevo dire alle ciliegie: adesso non ho
più bisogno di voi. In seguito mi comportai in modo identico con il vino e con
il tabacco. Bevo e fumo ancora, ma posso smettere in qualsiasi momento. Non sono
schiavo delle mie passioni. Lo stesso mi successe nei riguardi del mio paese. Ci
pensavo sempre, avevo l'idea patriottica fissa nel cervello: allora mi dedicai
corpo e anima a quell'ideale, sin che ne ebbi nausea e me ne liberai per
sempre.»
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