"Se prendi una lente d'ingrandimento e guardi l'acqua, non bevi più" (Zorba il greco)
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"Se prendi una lente d'ingrandimento e guardi l'acqua, non bevi più" (Zorba il greco)


Continuiamo a trarre alcuni brani dal romanzo Zorba il greco di Nikos Kazantzakis:

"«[...] Se prendi una lente d'ingrandimento e guardi l'acqua, non bevi più. Me lo disse un ingegnere, molto tempo fa. L'acqua è piena di minuscoli vermi che non potresti mai scorgere a occhio nudo. Una volta che li hai veduti, non bevi più. E non bevendo più, soffri la sete. Spezza la lente, padrone! I vermiciattoli spariranno: potrai bere e rinfrescarti!»". [...]
«Ecco la vera felicità», dissi a me stesso. «Non avere ambizioni, eppure lavorare accanitamente come se si fosse dominati dall'ambizione. Vivere lontano dagli uomini, senza aver bisogno di loro, eppure amandoli: partecipare alle feste cristiane, banchettando insieme con gli altri, per poi ritirarsi subito in disparte, liberi da ogni legame, con le stelle sulla testa, la terra a sinistra e a destra il mare. Comprendere all'improvviso che, nel nostro cuore, la vita ha compiuto il suo estremo miracolo: si è tramutata in fiaba». [...]
Ecco, dissi a me stesso, come i grandi visionari e i poeti vedono le cose, quasi fosse sempre la prima volta. Ogni mattina un nuovo mondo si presenta ai loro occhi: essi non lo vedono, lo creano.
Per Zorba, come per il primo uomo del mondo, l'universo era un immenso affascinante spettacolo: le stelle scintillavano a contatto della sua persona; il mare si frangeva contro la sua tempia. Egli viveva con l'acqua, la terra, gli animali e Dio, senza il conturbante intervento della ragione.
[...]
«Sono tutto preso dalla mia attività e ne gioisco. Agire, mio caro maestro, agire: ecco l'unica salvezza». [...]
«Non ho fiducia nelle forze segrete che dovrebbero proteggere l'uomo. Credo nelle cieche forze, che percuotono a destra e a sinistra, senza malignità e senza causa, uccidendo chiunque si trovi a ostacolare il loro cammino». [...]
«Io non posseggo asini, io sono libero. Non temo l'inferno dove il mio asino potrebbe morire. Non desidero il paradiso, dove si rinforzerebbe di trifoglio. Sono uno sciocco ignorante e non so esprimermi; ma tu, padrone, mi capisci lo stesso.
Molti uomini hanno avuto paura della vanità delle cose. Io l'ho superata. Molti riflettono con impeto. Io non ho bisogno di riflettere. Non mi esalto per il bene, non mi dispero per il male. [...]
Mi vien fatto di pensare all'umanità, al motivo per cui è venuta sulla terra e al suo valore intrinseco... Nessun valore, almeno a mio giudizio. Che io abbia una donna o non l'abbia, che io sia onesto o disonesto, che io sia pascià o facchino, non fa nessuna differenza. La sola differenza consiste nell'essere vivi o morti. [...] Dio e il diavolo sono la stessa cosa" (pp. 145-146, 166, 172, 174. 176).

Una sola cosa: cos'è quella lente con la quale guardiamo l'acqua e che dobbiamo spezzare? È quel pensare alle cose, invece che essere nell'evento, nel suo darsi; è quell'affrontare le questioni in un atteggiamento dualistico e oppositivo, invece che immergervisi; è quel pensare ai pro, ai contro, ai perché, ai percome, invece che spezzare nobilmente la calcolatrice e correre a ciò che ti porta il tuo attimo.