"Come se dovessi morire da un momento all'altro!" (Zorba il greco)
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"Come se dovessi morire da un momento all'altro!" (Zorba il greco)


Iniziamo a leggere oggi alcuni brani da un romanzo il cui protagonista è indubbiamente uno degli uomini più liberi che fino ad ora siano stati pensati nella storia della letteratura mondiale. Il romanzo è Zorba il greco di Nikos Kazantzakis:

"«Ascolta: un giorno, in un paesello, vidi un vecchio di novanta anni che lavorava a piantare un mandorlo. 'Ma come, nonno!' esclamai, 'Pianti un mandorlo?' Ed egli, curvo come era, si volse a guardarmi: 'Figlio mio, io vivo come se non dovessi mai morire!' dichiarò tranquillo. 'Io, invece', gli risposi, 'tiro avanti come se dovessi morire da un momento all'altro!' Chi di noi due aveva ragione, padrone?»
Mi guardò un attimo con aria trionfante e soggiunse:
«Ecco che ti ho colto!»
Tacqui. Due sentieri ugualmente ripidi e perigliosi possono condurre alla stessa vetta. Fra l'agire come se la morte non esistesse e il pensare ad essa senza tregua, non vi è alcuna differenza. Ma quando Zorba mi pose quella interrogazione non seppi rispondergli.
«Ebbene?» insisté egli sarcastico. «Non preoccuparti, padrone, se sei incapace di discutere questo argomento. Parliamo d'altro, invece. Adesso sto pensando al pollo e al riso cosparso di zafferano: il mio cervello fuma come un pilaff. In primo luogo mangiamo, riempiamoci di zavorra e poi si vedrà. Ogni cosa a suo tempo. Davanti a noi c'è il pilaff: lasciamo che le nostre menti si trasformino in pilaff. Domani, quando ci troveremo dinnanzi alla lignite, le nostre menti dovranno divenire lignite. Niente mezze misure, capisci?»" (pp. 45-46).

Sì, pensare all'insegna della morte o vivere all'insegna della propria eternità di vita è la stessa cosa. Vivere completamente immersi nel flusso dell'esistenza, così aderenti al reale, così identificati ad esso, che la morte è qualcosa di inesistente, che non ci tocca, che viene anzi fagocitata dalla potenza dell'esistere stesso. Oppure vivere sentendo l'apice unico dell'attimo, quell'attimo che è gratuito nel suo darsi proprio per la sua estrema impermanenza, per l'assoluta non garanzia che esso starà con te il prossimo istante del tuo vivere, quell'attimo allora che ti rivela la sua infinita preziosità, la preziosità dell'essere e della tua partecipazione ad esso, la bellezza dell'essere e la sentita, fortissima necessità di goderne ora, proprio ora, solo ora, in questo momento. E lo puoi fare se crolla qualsiasi progettualità.
Guardate anche la leggerezza di Zorba. Il padrone è in imbarazzo, non sa cosa rispondere. Allora Zorba, in un istante cambia piano di discorso, la leggerezza passa attraverso le sue parole, ma anche nel modo del suo discorrere. "Non preoccuparti [...] Parliamo d'altro".
E poi il suo segreto di vita: immergiti in ciò che fai, riempi la tua mente di ciò che ti è dato nell'adesso presente, sentilo infinità. Sei tutto un quadro se guardi il quadro, sei tutto camminata se cammini per strada, sei tutto natura se sei nel bosco, sei tutto lavoro se stai lavorando, sei tutto pianto se stai piangendo, sei tutto furia se stai infuriando, sei tutto amore se stai amando. Che non esista mai nessun dualismo tra te e ciò che fai, che non si produca mai una frattura tra il soggetto agente e l'oggetto, l'azione, la situazione. Che sia tutto uno svolgersi dell'adesso. Niente mezze misure. Appena si infiltra un pensiero di estraneità all'azione presente, produci il problema.