"Drogati d'azione" (Jon Kabat-Zinn)
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"Drogati d'azione" (Jon Kabat-Zinn)


Continuiamo nella lettura di brani tratti dal testo Riprendere i sensi di Jon Kabat-Zinn:

"Forse avete notato che il senso del sé ci dice tutto il tempo che non siamo completi: ci comunica che dobbiamo arrivare da qualche altra parte, raggiungere ciò che occorre, realizzare, acquisire completezza e felicità, contare qualcosa o molto, cavarcela bene, tutte cose in parte vere, relativamente vere, e in quanto tali intuizioni da onorare. Ma dimentica di ricordarci, a un livello più profondo, al di là delle apparenze e del tempo, che tutto ciò che va raggiunto o realizzato è già qui, ora, che non esiste un «miglioramento» del sé ma solo un conoscerne la natura insieme vuota e piena e perciò stesso profondamente utile.
[...]
«Stress significa che abbiamo commesso adulterio rispetto al nostro matrimonio con il tempo. Se vogliamo comprendere i particolari della nostra realtà dobbiamo capire in che modo trattiamo la nostra relazione quotidiana con le ore che passano. Nelle ore sta il passaggio segreto verso la giornata lavorativa, e in ogni giornata di lavoro il carattere che assume il nostro matrimonio con le ore (e di conseguenza il nostro viaggio attraverso la giornata) è essenziale per la felicità alla quale aspiriamo» (David Whyte, Crossing the Unknown Sea).
Una delle sfide del vivere in presenza mentale è riuscire a stare in contatto con i ritmi naturali della nostra vita a mano a mano che si svolge [...]. Si tratta di tenere bene a mente che cosa conta di più e riconoscere di essere «drogati d'azione» [...].
Passiamo tutto il giorno da una cosa all'altra, specie quando non lavoriamo: può essere leggere il giornale, prendere in mano una rivista, fare zapping in televisione, metter su il video di un film, telefonare a qualcuno, andare ad aprire il frigo, accendere la radio appena saliti in macchina, fare compere, pulire compulsivamente la casa, leggere a letto, dire cose inconsapevoli di nessuna rilevanza rispetto al momento ma che semplicemente rispecchiano i pensieri quasi casuali che continuano a infestarci come parassiti. Questi e altri modi del tutto «normali» di passare il tempo (e anche alcuni di quelli necessari a portare avanti la vita e a prenderci cura di quel che va fatto) possono servire anche a tenerci continuamente lontani da uno stato di piena veglia e presenza.
Se cominciamo a prestare attenzione a questi impulsi appena nascono scopriremo forse di essere sostanzialmente dipendenti da queste continue autodistrazioni, tanto abituale ci è questo fluttuare nell'aria da un momento al successivo riempiendoli di attività e di oggetti senza mai atterrarci sopra per davvero. [...] Poi arriva uno di quei momenti in cui, per qualche istante, ci appare tutto più chiaro e più a fuoco, e ci chiediamo a che punto siamo, nella nostra vita, tanto ci sentiamo lontani [...] dalla sensazione reale di essere «a casa» in noi stessi e profondamente connessi con gli altri. [...]
Che effetto farebbe prendere dimora nel proprio corpo, nella sensazione di essere vivi e basta, anche se per pochi attimi, diciamo per cinque minuti alla fine della giornata, sdraiati a letto o seduti da qualche parte, la sera o all'inizio della giornata, persino prima di mettere già i piedi dal letto? Che effetto farebbe? Potete scoprirlo, naturalmente, se solo incontrate voi stessi evitando deliberatamente di riempire il momento presente di qualcosa [...] E anche se non siete agitati potete sempre ricordare, quando fate la doccia, di controllare se davvero vi trovate nella doccia o se la vostra mente sia da qualche altra parte a riempirsi fino all'orlo dimenticandosi di fare una capatina nel «qui e ora»: nell'acqua che vi scorre sulla pelle" (p. 317, pp. 407-408, pp. 415-417).