"L'amicizia del saggio è insipida come l'acqua" (dal
Zhuang-zi)
Giovedì abbiamo continuato a leggere qualche brano tratto dallo classico taoista
Zhuang-zi:
"Solo chi usa il Tao e la sua virtù come veicoli per muoversi
liberamente è al di sopra di tutto. Vive al di là della lode e del rimprovero
[...] mai si ostina in pregiudizi [...]. Tratta da essere gli esseri, senza
venirne schiacciato. [...]
Colui che possiede un popolo [si riferisce al governante] ha delle catene; colui
che è posseduto dal suo popolo ha delle preoccupazioni. Per questa ragione Yao
[mitico sovrano] non possedette mai il suo popolo né mai ne fu posseduto.
Liberatevi dalle vostre catene, signore, sopprimete le vostre preoccupazioni,
raggiungete l'immensità dove si passeggia da soli con il Tao.
Immaginate una barca carica che, mentre attraversa il fiume, venga urtata da
un'altra barca vuota alla deriva; i marinai, anche se fossero gente irascibile,
non andrebbero in collera. Ma se nella barca c'è un uomo grideranno perché si
allontani. Se non dà loro ascolto, grideranno una seconda volta; se continua a
non ascoltarli, inveiranno con ingiurie. In breve, la barca non eccita la
collera se è vuota; la provoca solo quando è occupata. Così, chi potrà nuocere a
colui che avrà saputo vuotarsi del proprio io? [...]
Colui [...] che sa rinunciare al proprio merito e alla propria fama [...], non
fa nulla per brillare [...]. È così semplice e così ordinario che somiglia a un
pazzo. Cancella la propria traccia e rinuncia al potere; [...] chi non biasima
nessuno da nessuno è biasimato. L'uomo perfetto è sconosciuto al mondo. [...]
Tutti coloro che si uniscono solo per interesse, quando l'oppressione, la
miseria, la disgrazia, la sciagura o il disastro li colpisce, si allontanano,
mentre coloro che sono legati dalla natura si stringono ancora di più. [...]
L'amicizia del saggio è insipida come l'acqua; l'amicizia dell'uomo volgare ha
il sapore dolce del vino nuovo. L'insipidezza del saggio rafforza i suoi
rapporti d'amicizia; con la sua dolcezza l'uomo volgare li rompe. Coloro che non
sono uniti da ragioni d'interesse non hanno nessuna ragione di separarsi.
[...] Maestro Yang, recandosi nel paese di Song, passò la notte in un albergo.
L'albergatore aveva due concubine, una bella, l'altra brutta. La brutta era
amata, la bella no.
«Perché mai?» chiese maestro Yang.
«Perché» gli disse il garzone «la bella sa fin troppo di essere bella, e noi non
notiamo più la sua bellezza, mentre la brutta sa d'esser brutta e noi non
vediamo più la sua bruttezza».
«Ricordatelo, discepoli» disse maestro Yang. «Colui che compie buone azioni
senza pensare alla sua bontà sarà amato dovunque»" (dal cap. XX).
Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
L'esercizio della consapevolezza dei suoni.
In ultimo: zazen.
Nella lezione del lunedì, non abbiamo avuto tempo questa
volta di leggere alcunché dall'opera di D.
T. Suzuki.