"L'essere che giunge al senza-forma" (dal Zhuang-zi)
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"L'essere che giunge al senza-forma" (dal Zhuang-zi)


Giovedì abbiamo continuato a leggere qualche brano tratto dallo classico taoista Zhuang-zi:

"Colui che comprende veramente il Destino non si preoccupa di ciò su cui la sua intelligenza non può incidere.
[...]
Perché le occupazioni giornaliere meritano di venire abbandonate? Perché la vita merita di essere trascurata? Chi abbandona le proprie occupazioni non affatica più il suo corpo; chi trascura la propria vita non altera più la sua vitalità. [...]
Tutto ciò che ha un viso, una forma, un colore ed emette suoni è un essere. Questi esseri, come possono distinguersi uno dall'altro? Poiché non sono che forme, come può uno di loro sorpassare gli altri in qualcosa? Ma l'essere che giunge al senza-forma permane in ciò che è senza trasformazione. Se egli va fino in fondo, come potrebbe venire ostacolato da altri esseri? Ha colto la giusta misura, l'essenza nascosta, la fine e l'inizio di tutti gli esseri. Unifica la propria natura, nutre il proprio soffio, giunge alla virtù primitiva e può così comunicare con la creazione cosmica. Un tale uomo conserva l'integrità della sua natura celeste, la sua anima è senza incrinatura. Come potrebbero gli altri esseri penetrare in lui?
[...]
Se la posta di una partita è una tegola, tutti i giocatori saranno abili; se è una fibbia di cintura, il giocatore risentirà un lieve spavento; se è un oggetto d'oro, sarà molto turbato. L'abilità del giocatore resta la stessa, ma la sua emozione proviene dall'attaccamento a un bene esteriore. Così, colui che si lega a un bene esteriore, interiormente sarà del tutto inabile.
[...]
Zhong-ni ha detto: «Vivere ritirati senza esagerare con l'interiorità, vivere nel mondo senza esagerare con l'esteriorità, tenersi nel giusto mezzo, ecco le tre cose che permettono di arrivare al culmine della reputazione».
[...]
L'artigiano Shui torniva oggetti così perfetti che sembravano disegnati con il compasso e la squadra; il suo dito seguiva la forma delle cose senza che la sua coscienza intervenisse. Giungeva a simile abilità perché la sua anima, concentrata, era libera da ogni ostacolo.
Far dimenticare l'esistenza dei piedi: è questo l'adattamento perfetto delle scarpe; far dimenticare l'esistenza delle reni: è questo l'adattamento perfetto della cintura; far dimenticare la distinzione tra il pro e il contro dà la misura dell'adattamento perfetto dello spirito umano; non subire alcun cambiamento interiore e non lasciarsi dirigere dal mondo esteriore è come adattarsi sempre e in ogni caso, è possedere una facoltà di adattamento dimentica di se stessa. [...]
L'uomo perfetto [...] non si preoccupa dei suoi orecchi né dei suoi occhi; passeggia senza scopo lontano dal mondo polveroso e trova la propria libertà nella pratica del non-agire. Ciò significa che agisce senza aspettarsi nulla, e guida gli uomini senza costringerli. Voi fate sfoggio del vostro sapere per abbagliare gli ignoranti; coltivate la vostra persona per mettere in risalto i difetti degli altri uomini; volete brillare" (dal cap. XIX).

Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
In ultimo: l'esercizio dell'osservazione dei pensieri attraverso la domanda "da dove viene?".

A conclusione della lezione del lunedì, abbiamo continuato a leggere brani tratti dal primo volume dei Saggi sul Buddhismo Zen di Daisetz Teitaro Suzuki (clicca qui).