"Per restare nel Tao non si deve adottare nessuna posizione" (Dal Zhuang-zi)
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"Per restare nel Tao non si deve adottare nessuna posizione" (Dal Zhuang-zi)


Giovedì abbiamo continuato a leggere qualche brano tratto dallo classico taoista Zhuang-zi:

"Come lo sgorgare di una sorgente non richiede all'acqua nessun artificio, così la virtù dell'uomo perfetto non richiede alcun perfezionamento. Tutti gli esseri gravitano intorno a lui senza che si perfezioni. [...]
«Per conoscere il Tao, non si deve né pensare né riflettere; per restare nel Tao non si deve adottare nessuna posizione, né applicarsi a nulla; per possedere il Tao, non si deve partire da nessuna parte, né seguire alcuna strada». [...]
Il Tao non lo si può ottenere, e la virtù non la si può raggiungere, mentre l'amore per gli uomini può essere praticato con l'azione volontaria, la giustizia può rendere parziali e il rito può generare l'ipocrisia. Per questo è stato detto: «Dopo che si è perduto il Tao, viene la virtù; dopo che si è perduta la virtù, viene l'amore per gli uomini; dopo che si è perduto l'amore per gli uomini, viene la giustizia; dopo che si è perduta la giustizia, viene il rito». [...] Per questo è stato detto: «Nel praticare il Tao si diminuisce il proprio agire di giorno in giorno; diminuendo e diminuendo ancora si giunge infine a non fare nulla. Se non si fa nulla non c'è nulla che non si faccia». [...]
Il cielo e la terra sono di una bellezza maestosa, ma non ne parlano; le quattro stagioni si succedono secondo una legge evidente, ma non ne discutono; a tutti gli esseri presiede un ordine costitutivo, ma essi non lo formulano. Il Santo va alle sorgenti della bellezza del cielo e della terra e penetra l'ordine costitutivo di tutti gli esseri. Se l'uomo perfetto non agisce, se il Santo per eccellenza non inventa, è perché entrambi osservano l'azione del cielo e della terra. [...]
L'apparizione del Tao non lascia traccia. [...]
Ma l'erudizione non permette necessariamente di conoscerlo né il ragionamento di chiarirlo; così il Santo li condanna entrambi. [...]
Adattarsi alle cose armonizzandole, ecco la virtù; accordarsi alle cose sposandole, ecco il Tao. [...]
Il senza-forma va verso la forma, poi la forma va verso il senza-forma [è il ciclo della nascita e della morte]; tutti lo sanno, non c'è bisogno di sforzarsi per rendersene conto; tutti ne discutono, ma non c'è bisogno di discuterne per arrivarvi, anzi, la discussione impedisce di arrivarvi. [...] La discussione è inferiore al silenzio. [...]
Dong-guo-zi domandò a Zhuang-zi: «Dov'è ciò che chiamate il Tao?».
«Ovunque» disse Zhuang-zi.
«Bisogna localizzarlo» riprese Dong-guo-zi.
«In questa formica» disse Zhuang-zi.
«E più in basso?».
«In questo filo d'erba».
«E più in basso?».
«In questa tegola».
«E più in basso ancora?».
«In questo letame» disse Zhuang-zi.
Dong-guo-zi non aggiunse altro.
Zhuang-zi gli disse: «Le vostre domande non giungono davvero al fondo del problema. [...] Non fatevi domande troppo precise. Così non vi lascerete sfuggire nulla, poiché tale è il Tao supremo e tali sono le sue grandi designazioni: totale, universale e completo. [...]
Colui che ha visto intimamente il palazzo del Nulla e con il discorso ha abbracciato la totalità non conosce forse l'infinito? Colui che ha praticato intimamente il non-agire è tranquillo come la baia, silenzioso come il deserto, pacato come la melodia. Vuotiamo la nostra ambizione: andiamo senza sapere dove arriviamo; torniamo senza sapere dove ci fermiamo; partiamo e torniamo senza sapere dov'è la nostra meta. Errando nell'infinito, una grande intelligenza non ne conosce i limiti. [...]».
Yan Yuan chiese a Zhong-ni: «Vi ho sentito enunciare l'affermazione seguente: 'Non bisogna accogliere nulla né rifiutare nulla'. Vi prego di spigarmi».
Zhong-ni gli disse: «Gli Antichi si trasformavano all'esterno senza trasformarsi all'interno. [...] Chi si trasforma per adattarsi a tutte le variazioni degli esseri esteriori deve identificarsi con ciò che non si trasforma. Tranquillamente si trasforma, ma altrettanto tranquillamente non si trasforma; tranquillamente entra in contatto con alcuni esseri, ma senza mai esagerare»" (dai capp. XXI-XXII).

Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
Successivamente: zazen.

A conclusione della lezione del lunedì, abbiamo continuato a leggere brani tratti dal primo volume dei Saggi sul Buddhismo Zen di Daisetz Teitaro Suzuki (clicca qui).