Ottenimento e pensiero
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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Ottenimento e pensiero


Un koan tratto dallo Zenrin-kushu:

"Non puoi ottenerlo pensandolo, non puoi ottenerlo non pensandolo".

Per prima cosa, cominciamo con il dire che evidentemente nella coppia ottenimento-pensiero c' qualcosa che non va. Il pensiero cerca di imbrigliare, di afferrare, di bloccare: appunto, di ottenere. Dietro alla strategia del pensiero c' sempre la volont di conquista, di possedimento. ovvio che qui siamo su un piano molto distante da questa dinamica.
In questa frase compaiono significative parole: non, potere, ottenere, pensare. Tutti termini che indicano idee illusorie, se relazionate alla pratica zen. Cosa ottieni? Questo soprattutto il concetto pi bizzarro: non si ottiene proprio nulla. Il momento presente non lo si ottiene mai; se desideri ottenerlo, certamente non lo stai vivendo. Desidera ottenere chi un accattone, chi non risiede nel 'qui e ora', chi si sente manchevole, insufficiente, chi succube del sentimento della vana speranza. Desidera ottenere chi alla ricerca spasmodica di qualche novit, di un elisir per la vita felice, chi un capitalista dello spirito. Insomma: il dualista per antonomasia colui che vuole ottenere, cio colui che si separa dall'attimo, da se stesso. Sono in me stesso solo nell'attimo.
Potere: una parola terribile. Quando dico "posso", vuol dire che c' sempre la sua controparte. Potere significa che c' qualcosa di consentito e qualcosa no. Praticare attraverso la propria capacit di potere, con la propria volont di potenza, come vivere a pugni chiusi, come scegliere un certo percorso da seguire piuttosto che un altro. come ricordare a se stessi continuamente: "Dai, ce la posso fare!". come voler risolvere un problema; ma il fatto che qui non c' nemmeno il problema. O meglio: il solo problema quello di pensare che ci sia un problema!
Appunto: pensare. Se pensi, cali il sipario tra te e la realt: vivi nel tuo incubo mentale. Se non pensi, non sei certo naturale, ti imponi una disciplina folle. E allora? Lascia la presa!
E poi: non. Ecco: usciamo dal non. C' un no che si oppone al s: finch rimarremo su questo piano, non ne usciremo mai. C' un s - o meglio: un 'che sia' - che al di l del s-no. ci che vissuto nella pratica meditativa: che sia. Un pensiero c'? Che sia. Un pensiero se n' andato? Che sia. riconoscere ci che presente: se lo riconosci, sei pacificato, sei svuotato, sei presente. Si potrebbe dire: la meditazione l'arte del 'che sia'.
Un'ultima cosa. In realt c' ancora una parolina in quella frase. "Lo": ottenerLo, pensandoLo. Cos' quel "lo"? Chiederselo inutile: ci limita. Ricordiamo: nirvana samsara. Cio: realizzazione e momento presente combaciano. Se pensi al momento presente, te ne allontani; se cerchi di non pensare al momento presente, ti snaturi. Se vai al di l del pensare-non pensare, quel "lo" si presenta e si apre. Si presenta magari attraverso un evento particolare, ma si apre al di l di questa o quella identificazione, rappresentazione, situazione. Proprio per questo quel "lo" anonimo, non circoscrivibile, non in altro modo nominabile: non l, non l. presente sempre: sempre diverso, sempre identico, mai uguale, mai separato.