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L'attenzione (María Zambrano)

 


L'attenzione (María Zambrano)


L'attenzione non è altro che la ricettività portata all'estremo, diretta verso un determinato campo della percezione o del pensiero, ovvero diretta verso il mondo esterno o verso il mondo proprio, in modo riflessivo.
[...]
Uno degli indizi più sicuri per conoscere una persona è dato dalla direzione che la sua attenzione segue quando è abbandonato a se stesso.
[...] L'attenzione è un campo della chiarezza, dell'illuminazione. [...] Il campo di questa chiarezza è prodotto dall'interesse che la persona sente per uno o per un altro aspetto dell'inesauribile, immenso, illimitato campo della realtà, chiamando la realtà alla piena presenza, anche se si tratta di un'immagine o di un pensiero. L'attenzione è come la luce che si distacca da un'intima combustione. La vita è, innanzitutto e dalla sua origine sino alla fine, una combustione incessante, tanto fisica come psichica, come dello stesso pensiero. Almeno nell'essere umano, questa combustione si trasforma in chiarezza, in luminosità.
[...] Si tratta prima di tutto di togliere e non di aggiungere.
Si dirige l'attenzione verso un campo della realtà per captarla, per ottenere da essa il massimo della sua manifestazione. La prima azione sarà allora una specie di inibizione, paradossalmente, una ritirata del soggetto stesso così da permettere alla realtà, proprio lei, di manifestarsi. In questo momento l'attenzione deve fare una specie di pulizia della mente e dell'animo. Deve vedersela con l'immaginazione e con il sapere. Deve portare la concentrazione del soggetto fino al limite dell'ignoranza, per non dire dell'innocenza.
[...] L'attenzione dev'essere come un cristallo che, quando è perfettamente pulito, cessa di essere visibile per lasciar passare in trasparenza ciò che sta dall'altra parte. Se quando diamo intensamente attenzione a qualcosa lo facciamo proiettando su di esso le nostre conoscenze, i nostri giudizi, le nostre immagini, si formerà una specie di spessa coltre che non permetterà a questa realtà di manifestarsi. Ciò porta a una connessione con il fatto che alcune importantissime scoperte sono arrivate alla mente dello scopritore quando era distratto, perché in quel momento la sua mente era libera. È altrettanto certo che questi casi sono accaduti a coloro che venivano da un assai lungo e profondo cercare, ricercare [...].
L'esercizio dell'attenzione è la base di ogni attività, è in certo modo la stessa vita che si manifesta. Non prestare attenzione equivale a non vivere. Si tratta però di un esercizio complesso, di un'educazione intera, dell'educazione di tutto l'organismo e dell'essere umano e non soltanto della mente né dei suoi sensi. A dire il vero, di tutto ciò si continua a sapere di più nelle culture dell'Oriente che in quelle dell'Occidente. Infatti, la realizzazione di certe prodezze umane, dell'essere umano autonomo, senza l'aiuto della tecnica meccanica, è cosa consueta per gli orientali mentre per noi occidentali si tratta di incomprensibili prodigi. In fondo non si tratta di nient'altro che dell'attenzione, di un'attenzione educata che esige a sua volta la conoscenza e l'uso delle energie sottostanti e dei poteri dell'essere umano che, per questi aspetti, assomiglia a un continente sconosciuto.