Abbiamo semplicemente letto una pagina
dal famoso romanzo-saggio di Eugen Herrigel. Qui Herrigel parla della
concentrazione sulla respirazione e della fastidiosa situazione nella quale,
cercando di fare silenzio interiore, centrati sul nostro respiro, affiorano
mille pensieri, stati d'animo, sensazioni, elementi disturbanti per la pratica.
Ma...
"[...] Se, continuando a respirare tranquillamente, si accoglie con serenità ciò
che si presenta, ci si abitua ad assistervi da semplici spettatori, sino a che
si è finalmente stanchi dello spettacolo. Così si giunge gradatamente a uno
stato d'abbandono che somiglia a quel dormiveglia che precede il sonno.
Scivolarvi definitivamente è il pericolo che bisogna evitare. Lo si affronta con
un particolare scatto della concentrazione, paragonabile al riscuotersi di uno
che, sfinito da una notte di veglia, sa che dalla vigilanza di tutti i suoi
sensi dipende la sua vita; e se tale scatto è riuscito anche una volta sola, si
riuscirà sicuramente a ripeterlo. Per esso l'anima, come da sola, si ritrova
quasi a librare entro se stessa, una condizione che, capace di crescere
d'intensità, si solleva addirittura a quel senso d'incredibile leggerezza,
sperimentato solo in rari sogni, e di felice certezza di poter destare energie
rivolte in ogni direzione e di saperle accrescere o sciogliere a ogni livello.
Questo stato, in cui non si pensa, non ci si propone, non si persegue, non si
desidera né si attende più nulla di definito, che non tende verso nessuna
particolare direzione ma che per la sua forza indivisa sa di essere capace del
possibile come dell'impossibile - questo stato interamente libero da intenzioni,
dall'Io, il Maestro lo chiama propriamente «spirituale». È infatti saturo di
vigilanza spirituale e perciò viene anche chiamato «vera presenza dello
spirito». Con questo s'intende che lo spirito è presente dappertutto perché non
si appende a nessun luogo particolare. E può restare presente perché anche
quando si rivolge a questo o a quello non vi si attaccherà con la riflessione e
non perderà così la sua originaria mobilità. Simile all'acqua che riempie uno
stagno ma è sempre pronta a defluirne, lo spirito può ogni volta agire con la
sua inesauribile forza, perché è libero, e aprirsi a tutto perché è vuoto. Tale
condizione è veramente una condizione originaria e il suo emblema, un cerchio
vuoto, non è muto per colui che vi sta dentro.
È perciò con questa presenza e piena potenza del suo spirito non turbato da
intenzioni, e fossero le più nascoste, che l'uomo che si è svincolato da tutti i
legami deve esercitare qualsiasi arte”.