"Un contatto vivente con le cose" (U.G. Krishnamurti)
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"Un contatto vivente con le cose" (U.G. Krishnamurti)


Continuiamo a leggere anche oggi alcuni brani tratti da L'inganno dell'illuminazione di U.G. Krishnamurti:

"I movimenti dei vostri pensieri interferiscono col processo del tatto, proprio come avviene per gli altri sensi. Qualunque cosa voi tocchiate viene tradotta come «dura», «soffice», «fredda», «umida», «secca» e così via. Senza rendervene conto, è il vostro pensiero che crea le vostre sensazioni corporee. [...]
Non ci sono immagini qui, non c'è posto per esse; l'apparato sensorio è totalmente occupato con le cose che osserva nel momento presente. Deve esserci un contatto vivente con le cose che sono nella stanza, non pensieri di cose che non ci sono. E così, se voi siete totalmente «in sintonia» con l'attività sensoriale, non c'è alcun posto per le paure su cosa può accadere domani, o per fare speculazioni su Dio, sulla Verità e sulla Realtà.
Non si tratta di uno stato di onniscienza, in cui tutte le eterne questioni dell'uomo trovano risposta; è, piuttosto, uno stato nel quale le domande sono svanite. Sono svanite perché non hanno nessuna relazione col modo di funzionare dell'organismo, e il modo di funzionare dell'organismo non lascia spazio per questi problemi. [...]
Che cosa vi impedisce di essere nel vostro stato naturale? Voi siete in continuazione proiettati fuori di voi stessi. Volete essere felici, in modo permanente o per lo meno nel momento presente. Siete insoddisfatti delle vostre esperienze quotidiane, e così ne cercate di nuove, volete perfezionarvi, cambiare voi stessi. Vi ponete in uno stato di tensione, cercando di essere diversi da ciò che siete. È questo che vi porta fuori di voi stessi.
La società vi pone l'ideale dell'uomo «perfetto». Nella vostra cultura, qualunque essa sia, esistono dottrine scritte e tradizioni tramandate che vi dicono come dovete comportarvi. Avete dei comandamenti a cui obbedire, virtù da coltivare. Vi viene perfino detto che attraverso la dovuta pratica potete pervenire a quello stato raggiunto dai saggi, dai santi e dai salvatori dell'umanità. E così cercate di controllare la vostra condotta, i vostri pensieri per diventare qualcosa d'innaturale.
Viviamo tutti all'interno di una «sfera mentale». [...] Il vostro sforzo di ottenere un controllo sulla vita ha creato un movimento di pensiero secondario in voi [(rispetto ai vostri pensieri ordinari)], che chiamate l'«io». Questo movimento all'interno di voi è parallelo al movimento della vita, ma isolato da esso; non può mai toccare la vita. Siete delle creature viventi, eppure passate l'intera vita all'interno di questo isolato e parallelo movimento del pensiero. Vi tagliate fuori dalla vita da soli - il che è qualcosa di veramente innaturale.
Non avete mai riflettuto su questo movimento parallelo del pensiero? Potete vedere quel qualcosa che chiamate «Io»? È piuttosto elusivo. Osservatelo, percepitelo, toccatelo, e descrivetemelo. Come potete osservarlo? E cos'è che osserva l'Io? Questo è il punto nodale dell'intero problema: quello che osserva ciò che chiamate io è l'Io. È stata creata una divisione illusoria di sé nel soggetto e nell'oggetto; l'io esiste attraverso questa divisione. È questa natura duale che opera in voi, nella vostra coscienza. Perpetrare la sua esistenza è quanto gli interessa. Fintanto che cercate di capire l'Io, o cambiare l'Io in qualcosa di spirituale, qualcosa di santo, puro e meraviglioso, l'Io continuerà. Se invece non sapete più cosa farvene, l'Io cadrà. [...]
L'assenza di quello che fate - cercare di comprendere, o cercare di cambiare voi stessi - è lo stato d'essere di cui parlo.
Questo stato non è di vostro interesse. Voi siete interessati solo nella continuità. Volete continuare, probabilmente su di un diverso livello, e funzionare in una dimensione differente, ma comunque volete continuare in qualche modo. Questo stato ci farebbe orrore. Liquiderebbe ciò che voi chiamate l'io, vale a dire voi stessi - il sé superiore, quello inferiore, l'anima, l'Atman, il conscio, l'inconscio... tutto. [...] Quando non c'è l'io, quando non esistono più domande, il cercare di capire non esiste più. Finito. Non vi interessa più ascoltare la descrizione di quello stato o fare domande per cercare di capire.
Quello che voi cercate non esiste. Voi immaginate che si tratti di viaggiare in un paese incantato, pieno di visioni beatifiche... Ma tutto questo vi porta fuori dal vostro stato naturale - è un movimento che vi porta fuori di voi stessi. Chi esprime se stesso è a suo modo un uomo naturale" (pp. 65, 69, 71-73).