Le ultime tre immagini della ricerca del toro - 2 (Shizuteru Ueda)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

home

presentazione

meditare

le lezioni

buddhismo

zen

tantra

gli esercizi

testi

poesie

bibliografia

insegnante

dizionario zen

stampa

cerca nel sito

email

seminari

newsletter


 

 


Le ultime tre immagini della ricerca del toro - 2 (Shizuteru Ueda)


Continuiamo a leggere alcuni brani tratti dal volume Zen e filosofia di Shizuteru Ueda. Siamo arrivati alll'ultimo disegno delle dieci immagini della ricerca del toro, il terzo che Ueda commenta:

"Nel terzo disegno appare ora il sé senza sé. Qui viene rappresentato l'incontro nel mondo di un vecchio e di un giovane. «Un vecchio e un giovane», ciò non è altro che l'autodispiegarsi senza sé del sé, che qui è presentato come un vecchio. Il sé viene solcato dal nulla assoluto e così diventa un duplice sé, per cui il frammezzo dell'io-tu non è altro che il vero spazio di attività del sé [...]. Ora al sé, nella sua assenza di sé, sta a cuore la situazione dell'altro. Nell'incontro il vecchio chiede al giovane, per amore del suo vero sé: «Vedi qui i fiori fiorire, così come fioriscono?» oppure, per richiamare qualche esempio dalla storia dello zen, «Da dove vieni?» o anche «Chi sei?». Con ciò, nell'altro, nel giovane, nel frammezzo dell'io-tu viene destata la domanda sul vero sé: da dove, da quale esistenziale terra natia, da quale origine provengo veramente?"

Il vero incontro ha necessità di un sé senza sé. Il nulla della prima immagine commentata da Ueda è quel nulla che fa sì che il sé sia senza sé, producendo quella realtà sempre presente dell'aperto nel sé, quel frammezzo, quella spaziosità in cui si realizza l'attività non egoica del sé. "Ora al sé, nella sua assenza di sé, sta a cuore la situazione dell'altro": nello splendore di questa frase è detto tutto ciò che è da dirsi riguardo al rapporto inter-personale. Non solo l'altro entra nel sé nella misura nella quale questo sé è vuoto di se stesso; bensì a quest'ultimo "sta a cuore" la situazione dell'altro. Si sente ben presto che questo svuotamento non incide esclusivamente sul piano meramente intellettualistico e metafisico. Si scopre invece quella spaziosità fatta di gentilezza, di cura, di disponibilità, di attenzione, quella dimensione di accoglienza non-agente, che è l'unica perché possa realizzarsi un incontro.
A questo livello di profondità di se stessi, in cui si è in se stessi, vuoti di se stessi, spossessati di se stessi, esposti, abbandonati, ogni parola, ogni gesto provengono da quel vuoto indicibile colmo di sé. Ogni parola ha un peso, una verità, una potenza inaudite: interpella l'altro, scuotendolo fin dalle sue proprie fondamenta.

"[...] Queste tre immagini si compenetrano a vicenda e mostrano in una sola connessione il movimento del sé senza sé, che disegna un invisibile circolo e-sistenziale, nulla/natura/io-tu. [...] I tre fenomeni si possono oggettivare, come in queste tre immagini; ma il movimento come tale, ciò è decisivo, non si può fissare in un'immagine. E neanche il nulla assoluto. Quando nello zen si parla dell'assoluto nulla infinito, s'intende questa generale connessione in movimento, laddove il nulla infinito è considerato ciò che nel movimento muove.
[...] Le tre immagini [...] rappresentano al tempo stesso tre «dove» del sé. [...] La prima immagine mostra l'estrema forma senza forma dell'infinito Aperto, ossia del nulla infinito, «dove» il sé va senza sé; la seconda mostra il mondo della natura [...]. Si tratta allora di una concrezione dell'Aperto nella naturalità, «dove» il sé in quanto nulla rinasce dal nulla e nella sua naturalità senza sé fiorisce assieme ai fiori. La terza mostra il mondo dialogico interumano, «dove» il sé si apre senza sé all'io-tu come duplice sé. Quindi: l'infinito Aperto del nulla assoluto, il mondo della natura nella naturalità senza sé e il mondo interumano del duplice sé.
[...] La prima sembra stare per la trascendenza, la seconda per la natura, la terza per i rapporti interpersonali" (dall'articolo «Fenomenologia del sé nella prospettiva del buddhismo zen»).

Quindi: si è passati dal sé come infinito nulla (prima figura), al farsi corpo dell'assenza di sé del vero sé (seconda figura), al sé senza sé (terza figura). È il percorso di liberazione del sé, ma è anche la realtà nella quale si muove il sé liberato: nulla del sé, natura rispecchiata nel sé in quanto vuoto di sé e rapporto con l'altro, accolto pienamente in questo vuoto.
Questo movimento si realizza nel nulla assoluto e questo nulla si esperisce in questo stesso movimento. Movimento del nulla e nulla del movimento: il nulla senza movimento è nichilismo; il movimento senza il nulla è prigione, materialismo, impossibilità di quell'abbandono acquietante che è proprio del sé senza sé.