Le ultime tre immagini della ricerca del toro - 1(Shizuteru Ueda)
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Le ultime tre immagini della ricerca del toro - 1 (Shizuteru Ueda)


Leggiamo anche oggi alcuni brani tratti dal volume Zen e filosofia di Shizuteru Ueda. Qui Ueda parla delle ultime tre delle dieci immagini che rappresentano la ricerca del toro, che abbiamo già avuto modo di commentare una ad una, due anni fa. Oggi leggiamo la parte riguardante le prime due di queste immagini:

"Nella prima immagine, quella del cerchio vuoto, [...] il sé si mostra come l'infinito nulla in cui, senza sé, è stato disfatto con la Grande Morte, che l'ha aperto all'infinito Aperto [Nel Buddhismo zen la «Grande Morte» è il dubbio radicale, una sorta di morte dell'io, che costituisce una tappa necessaria verso il «Grande Risveglio» e la realizzazione del proprio «volto originario» (il vero sé)]. [...] Non che il sé si sia aperto all'Aperto; è originariamente e propriamente l'Aperto che rende senza sé il sé [...] mentre il sé da parte sua si è per lo più distorto e rinchiuso. «Aperto dal nulla all'Aperto» nella prima immagine significa quindi un salto indietro verso l'originario Aperto del nulla e un rinascere dal nulla. [...] Il nulla non è una «sostanza negativa», ma una dinamica de-sostanzializzante secondo la modalità del «nulla del nulla»".

Ecco, qui siamo alla perdita totale del sé, all'esperienza del puro vuoto, in cui tutto ha termine. L'Aperto ha invaso il sé. È importante ribadire questa realtà: non è il sé ad aprirsi all'Aperto. Il sé non fa nulla, non costruisce alcuna via di realizzazione; il sé non si pone in un atteggiamento di ricerca, di "fare", di operatività. A rigore di termini non potremmo dire neppure che il nulla entra nel sé, dato che nulla e sé sono già fin dal principio in uno stato di intima identità. Diciamo che si esce dall'illusione proprio di quel sé che si identifica come soggetto agente, pensante, ecc., e che, così vivendo, così operando - come dice il testo - si distorce e si rinchiude in se stesso. Il sé è "aperto dal nulla all'Aperto": questa magnifica immagine comunica il totale spossessamento del sé: il sé realizza la sua totale insostanzialità. Quell'aperto proprio del verso sé e l'Aperto infinito della realtà vengono a coincidere: vuoto dentro e vuoto fuori. Non due vuoti: vuoto ovunque, solo vuoto. Il "nulla del nulla" sta a indicare che quel nulla che svuota il sé non è qualcosa, non ha consistenza ontologica, non è niente di sostanzialistico: è semplice nulla, assoluta e semplice vuotezza.

"[...] Giungiamo così alla seconda immagine, [...] un albero in fiore presso un fiume. [...] È immediatamente un [...] concreto farsi corpo dell'assenza di sé del vero sé. Il fluire del fiume, il fiorire dei fiori: nel contempo, un giocare della libertà senza sé del sé" (dall'articolo «Fenomenologia del sé nella prospettiva del buddhismo zen»).

La realizzazione della vuotezza del sé coincide con la visione della realtà. Restare in una sorta di vuoto cosmico è ancora essere lontani dal "concreto farsi corpo dell'assenza di sé del vero sé". Questa assenza di sé trova il suo corpo nel presentificarsi della realtà, nella sua originaria purezza, nella sua verità. Non c'è più un soggetto percepiente, un percepire e un oggetto percepito: solo la realtà. "Un albero in fiore presso un fiume": la bellezza.