"In alcun luogo e, nel contempo, nel mondo" (Shizuteru Ueda)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"In alcun luogo e, nel contempo, nel mondo" (Shizuteru Ueda)


Leggiamo anche oggi alcuni brani tratti dal volume Zen e filosofia di Shizuteru Ueda. Premessa: con sanzen si indica "il metodo di insegnamento nel quale si riceva un kōan dal proprio maestro e poi in seguito si ritorna davanti al maestro per prestargli la propria comprensione del kōan (o, più precisamente, si diventa la comprensione e ci si sottopone all'esame del maestro)".

"Nello zazen, dove non c'è opposizione, esiste solo l'individuo. O meglio, anche l'individuo è scomparso nella vacuità dello zazen, nello stato in cui l'individuo è mu. Dall'altro lato, nel sanzen un individuo sta di fronte a un altro individuo [...]. Lo zazen è silenzio totale, un continuo sprofondare nella quiete; il sanzen ha a che fare con le parole, parole nate dal silenzio dello zazen. [...] Nello zazen il praticante non fa niente; nel sanzen, non può non fare qualcosa. Anche un dito alzato o un battito di ciglia possono assumere un significato capitale; il corpo stesso diventa un concreto mezzo di espressione. [...]
La pratica zen è la ripetizione del movimento dallo zazen al sanzen, e dal sanzen di nuovo allo zazen. Questa sequenza circolare è la stessa che porta dalla vacuità all'opposizione e poi di nuovo alla vacuità; dal silenzio alle parole e di nuovo al silenzio; dal riposo all'attività e di nuovo al riposo. Attraverso questa ripetizione la vacuità diventa sempre più libera dalle cose, l'opposizione sempre più nitida, il silenzio sempre più profondo e le parole sempre più significative" (dall'articolo «La pratica dello zen»).

"Proprio nel mondo l'esserci dimora, nel contempo, nell'infinito Aperto, ossia nel modo del non dimorare o, meglio, dell'abitare in nessun dove [...] poiché l'infinito Aperto non è alcun luogo determinato. Dimorare nel mondo significa dimorare nel mondo e, nel contempo, nell'infinità, [...] in alcun luogo e, nel contempo, nel mondo. «Mondo e infinito Aperto»: una duplice apertura, ossia l'apertura de-limitata (il mondo) e l'apertura il-limitata (l'infinito Aperto). Noi ci troviamo nella duplice apertura. Questa è la struttura fondamentale dell'esser-ci umano. [...]
Dimorando nel mondo, l'uomo siffatto è, nel contempo, libero dalla chiusura nel mondo. [...] Egli dimora [...] anche nell'infinito Aperto, per cui si sviluppa in lui una modalità di abbandono dell'essere-nel-mondo. [...]
Il «dove» del dimorare dell'uomo è in tal modo originariamente e propriamente duplice. [...]
Una moderna poesia giapponese dice: «Sentendo prossimo il giorno in cui andrò in un qualche dove, più vicine e intime mi sono le cose del mondo». La poetessa dimora cioè nel mondo e, nel contempo, là dove va morendo [...]. Nella duplice apertura del dimorare, le cose del mondo [...] sono ora più vicine" (dall'articolo «Fenomenologia del sé nella prospettiva del buddhismo zen»).