"L'unità di vacuità e chiarezza" (Tulku Urgyen Rinpoche)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"L'unità di vacuità e chiarezza" (Tulku Urgyen Rinpoche)


Giovedì abbiamo continuato a leggere qualcosa da Dipinti di arcobaleno di Tulku Urgyen Rinpoche:

"Spazio e consapevolezza, in tibetano ying e rigpa, sono due principi di base negli insegnamenti dzogchen più interni. Ying si definisce come spazio naturale, non costruito, privo di concetti, mentre rigpa indica il 'conoscere' di questo spazio fondamentale.
[...] Anche la mente che percepisce è detta ying, nel senso che la mente è di per sé vuota [...].
[...] Ying e yeshe, spazio fondamentale e saggezza originaria, sono primordialmente indivisibili, perché il nostro stato fondamentale è l'unità di vacuità e chiarezza. Ciò è detto unità di spazio e saggezza primordiale. La qualità di chiarezza di questa unità si chiama rigpa, consapevolezza.
Lo stato fondamentale, l'unità di vacuità e chiarezza, si trova proprio al cuore di tutti gli esseri, è inerente al pensiero che si sviluppa in tutti gli esseri senzienti in ogni momento. Tutti gli esseri posseggono questa natura che è unità di spazio e saggezza, ma, non sapendolo, non ne traggono alcun beneficio. Invece di essere permeati della saggezza che riconosce se stessa, gli esseri senzienti sono intrappolati dal concettualizzare soggetto e oggetto [...].
[...] Lo stato dei buddha è vuota chiarezza soffusa di consapevolezza, che è la qualità della conoscenza, mentre lo stato mentale degli esseri senzienti è vuota chiarezza soffusa di ignoranza, che è mancanza di conoscenza. Non si può affermare che esista anche un solo essere vivente la cui mente non sia, in essenza, l'unità di vacuità e chiarezza. Ma non riconoscendo questa unità le loro menti si trovano in uno stato di vuota chiarezza soffusa di ignoranza.
[...] Se ci si rilassa liberamente e si lasciano le cose come sono, la condizione unitaria vuota e chiara, cosciente soffusa di consapevolezza, è vividamente presente; qui 'vividamente' significa direttamente, non condizionata da fissazioni dualistiche.
[...] Porre la consapevolezza non concentrata nello spazio privo di sostegno ha la funzione di rafforzare il punto di vista. [...] Il grande maestro drugpa kagyü Lorepa trascorse tredici anni su un'isola in uno dei quattro grandi laghi del Tibet. Diceva che praticare osservando la superficie dell'acqua senza un punto focale gli era di gran beneficio.
Così le percezioni o apparenze sono vuote, e anche chi percepisce, la mente, è vuota: di conseguenza ying e rigpa sono una cosa sola. Nelle condizioni presenti, comunque, abbiamo scisso ying e rigpa in due, 'questo qui' e 'quello là': non c'è più unità. Ci sembra che i fenomeni e la mente siano due cose diverse, tutto ci appare in termini dualistici, gli oggetti percepiti e la mente che percepisce e questo tipo di percezione sussiste finché c'è il pensiero concettuale" (dal cap. 5).

Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
Successivamente, da seduti, l'esercizio sulla stabilità del corpo.
In ultimo: zazen.

A conclusione della lezione del lunedì, abbiamo letto alcuni brani tratti dal testo Zen e filosofia di Shizuteru Ueda (clicca qui).