"La natura di buddha e l'attenzione costante" (Tulku Urgyen Rinpoche)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"La natura di buddha e l'attenzione costante" (Tulku Urgyen Rinpoche)


Giovedì abbiamo iniziato a leggere qualcosa da Dipinti di arcobaleno di Tulku Urgyen Rinpoche:

"È certo che nel momento in cui siamo in preda alle forme mentali abituali o alle onde incalzanti delle emozioni, per esempio dell'ira, è molto più facile riconoscere il nudo stato di consapevolezza. Questo non accade se si è allenati solo allo stato di meditazione calmo e tranquillo in cui non sorgono pensieri ed emozioni negative. In questo caso, a causa di quello che viene chiamato 'morbido piacere', è in realtà molto più difficile riconoscere lo stato autentico della mente non dualistica. Allenandoci solamente a una condizione di serenità potremmo [...] rimanere, per la durata di eoni, in un ininterrotto stato profondamente assorto. Questo stato è simile a un'intossicazione indotta dal piacere spirituale della pace e della tranquillità [...].
Al contrario, provare una profonda disperazione, grande paura ed essere preoccupati può costituire una base valida per la pratica. Per esempio, se soffriamo di una malattia letale, se siamo in un punto di morte e in quel momento ricordiamo di osservare la natura della mente, la nostra esperienza sarà molto diversa da quella derivante da un normale allenamento allo stato calmo. È proprio l'intensità dell'emozione che permette una più acuta introspezione nell'essenza della mente.
Lo stesso accade quando siamo così in preda all'ira da avere l'impressione di essere un'enorme fiamma divampante di ira concentrata: se riconosciamo la nostra condizione naturale e lasciamo andare, lo stato di saggezza si mostra completamente nudo, più chiaro e vivido che mai. Oppure se improvvisamente proviamo un senso di paura, come quando siamo inseguiti da un branco di cani rabbiosi e la mente è come pietrificata, se in quel momento, anche se è molto difficile, riusciamo a ricordare di riconoscere l'essenza della mente, la nostra visione interiore sarà più potente della normale condizione di introspezione frutto della pratica meditativa.
[...]
Ciò che considera o osserva la natura di buddha si chiama presenza mentale, o attenzione costante, nel senso di sorvegliare ininterrottamente la natura di buddha come un vaccaro fa la guardia alla sua mandria. [...] Perciò ci sono due elementi: la natura di buddha e l'attenzione costante, il 'non dimenticarla'. [...]
Fin dall'inizio la vacuità si sperimenta senza bisogno di costruirla: si dà importanza al processo di spogliare la consapevolezza fino alla sua condizione di nudità totale, senza generare attaccamento alla vacuità" (dai capp. 1 e 2).

Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
Successivamente, da seduti, la consapevolezza delle tensioni e delle contratture muscolari presenti nel viso.
In ultimo: zazen.

A conclusione della lezione del lunedì, abbiamo letto alcuni brani tratti dal testo Zen e filosofia di Shizuteru Ueda (clicca qui).