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Tornare alla fonte Commento: Dall’inizio egli è stato puro e immacolato. Egli è testimone di ciò che è stato creato e distrutto, da un luogo di immobile serenità. Non si identifica con l’illusione della separazione. Le acque sono azzurre e le montagne verdi; egli osserva tranquillamente le cose cambiare.
Ora: il nulla di nulla non è ancora abbastanza.
O meglio, si potrebbe dire: è ancora troppo! A volte si pensa che il vuoto sia
l’apice dell’esperienza zen. E questo è vero, ma è anche falso. La verità dello
specchio non è quella di essere privo di contenuti, bensì di riflettere ciò che
nel qui e ora è ad esso davanti. Però, certo: per rifletterlo deve essere pulito
dal resto, sgombro, appunto vuoto. Così allora si torna alla fonte. Tornare alla
fonte è un non tornare: è un riconoscere. Se riconosci, c’è semplicemente la
situazione di cui si ha da prendere atto: non ci sei più tu o altro. In realtà
c’è la situazione, per quella che è, e null’altro: “Fin dall’inizio non c’è
stato nessuno ...”. È essere immersi nell’esperire: il dualismo tra colui che
esperisce e l’esperienza stessa cade. Se nella settima icona c’era il mandriano
fuori di casa, a contemplare il paesaggio, qui c’è il riconoscimento che nulla è
‘fuori’. Non c’è più il mandriano, ma non nel senso nichilistico, deriva nella
quale si può cadere facilmente fissandosi nell’ottava icona: non c’è il
mandriano, invece, nel senso che è la Realtà che torna a presentificarsi. Il
cerchio vuoto viene riempito della realtà autentica: eccola, nel suo essere,
nella sua verità. C’è sempre stata: ora, nello spazio vuoto, trova la sua
possibilità di manifestare il suo gioco.
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