La ricerca del toro - 8
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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La ricerca del toro - 8


 

Nulla di nulla

Frusta e cavezza, sé e toro:
ogni cosa è nessuna-cosa.
Il cielo azzurro chiaro non è segnato da alcun messaggio.
Un fiocco di neve potrebbe durare tra le fiamme del fuoco?
Questo è il posto degli antichi maestri.

Commento:

Mente libera da tutte le limitazioni. La confusione è sostituita dalla serenità. Le idee di santità sono irrilevanti. Egli non è illuminato, ma non è non-illuminato. Quando non esiste dualità, un migliaio d’occhi non potrebbero vedere alcuna divisione. Anche se gli uccelli spargessero fiori dove lui cammina, ogni lode sarebbe priva di significato.

 

 

Non c’è più nulla. Non c’è disciplina e non c’è mente da disciplinare. Ogni ente ha rivelato il suo fondo originario, la sua vuotezza, il nulla come suo sostrato: se tutto è vuoto, allora non c’è nessuna necessità. Nell’icona precedente c’era il mandriano, la sua casa, la natura, la contemplazione di essa. C’era distinzione tra le cose, tra le diverse realtà in gioco: qui tutto è nulla, non c’è alcun segno che si distingua da questo silenzio. È un silenzio intenso, potente, che strappa a sé qualsiasi elemento disturbante, che lo deturpi.

Il commento di Kakuan ci parla di una mente libera: il cerchio vuoto è esso stesso simbolo dello zen per antonomasia. Il cerchio vuoto è vuoto e basta: non c’è più distinzione, non c’è un uomo, la sua mente, il suo percorso, ecc. Ma se vogliamo proprio abbordare una lettura psicologistica, nel cerchio vuoto puoi navigare senza preoccupazione, sei privo di ostacoli, di limiti, di obblighi. Sei leggero, hai lasciato andare ciò che si è rivelato non necessario, ingombrante. Cosa è non necessario? È tutto quel reticolato di distinzioni che spesso fanno la voce grossa durante la pratica: ciò che si ritiene opportuno e ciò che si considera da evitare, il bene e il male, la scelta appropriata e quella fuori luogo, ecc. Sarebbe troppo coercitivo se la situazione fosse semplicemente quella di un abbandono – diciamo così – del male, del negativo, dello sbagliato, del non consono. In realtà è tutto, in questa fase, non consono, rispetto al vuoto del cerchio: è ovvio! Se c’è opposizione, c’è confusione: ma non necessariamente quella confusione prodotta da idee in lotta tra loro. Si tratta invece della presenza di una gerarchia di idee, costruita attraverso contrapposizioni, decisioni, punti fermi, giudizi fondanti, paragoni, valutazioni, discussioni, ... Tutte tendenze mentali, queste, che continuano ad agire sottilmente. Quanta pesantezza nella mente...

Questo vuoto, invece, è proprio vuoto di tutto. Nulla d’altro. C’erano delle cose, delle opinioni, dei ricordi, delle preferenze. Ora è vuoto, muto, compatto, pieno, sereno. Finalmente anche le virtuosistiche idee di santità sono state accantonate: c’è quel famoso scambio di battute tra Bodhidharma e l’imperatore Wu Li Liang, nel quale quest’ultimo gli fa bella mostra del suo impegno per la diffusione del buddhismo e gli chiede quali meriti abbia ottenuto in ciò. E Bodhidharma: “Assolutamente nessun merito”. Ecco: scrollarsi di dosso l’ultima zavorra, quella di voler essere tanto bravi! Che pesantezza! Tanto bravi per cosa? Per arrivare dove? Se non c’è alcun arrivo, alcuna via, alcun cambiamento, se non c’è alcuna distinzione tra la mente comune e quella pura, dov’è l’illuminato e dove il non-illuminato? Tutto è svuotato, anche la lode, come giustamente ricordò Bodhidharma all’imperatore. Tutto è vuoto, vuoto, vuoto; non c’è nessuna necessità, nessuna scelta, tutto è estremamente chiaro e aperto, totale e onnipresente. È tutto qui: è, eppure è vuoto. Mistero e nient’altro.