La ricerca del toro - 7
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La ricerca del toro - 7


 

7. Nessun toro

Arrivato a casa,
il toro scompare improvvisamente.
Siedo solo e in pace.
In beata rilassatezza saluto l’alba,
abbandonando la frusta e la cavezza
nella mia umile casa.

Commento:

Tutto è uno, non due. Il toro è un simbolo. Non c’è più bisogno della trappola e della rete, ma della lepre e del pesce. Come l’oro separato dalla scoria o la luna che sorge dietro le nuvole, la Luce Unica splende dall’inizio dei tempi.

 





La realtà è che non c’è alcun toro: “nessun toro”. Una cosa è la verità relativa, un’altra cosa è la verità assoluta. In senso relativo c’è un arrivo a casa, c’è un toro che scompare. Ma in senso assoluto, non c’è nessun cambiamento, nessun mutamento della situazione. Nessuno arriva a casa, nessun toro c’è e quindi nessun toro scompare. “Tutto è uno”: non diventa, si trasforma, cambia, bensì è. Ci si accorge di questo è, precedente a qualsiasi toro, a qualsiasi ricerca, ad ogni tentativo di inseguire, trattenere, disciplinare la mente. Ci si accorge della originarietà di questo evento, di questa consapevolezza. Ricordiamoci le precedenti immagini, torniamo con la mente alla prima immagine, quella che raffigura il mandriano in cerca del toro. Ecco, se quella è l’icona numero uno, questa in realtà è la situazione che la precede: potremmo dire che è l’icona numero zero. Quella precedente a qualsiasi volontà di ricerca.
L’abbiamo detto: l’inizio della ricerca è l’inizio dell’illusione. È lì e tu inizi a cercare; è naturale, è tu ti sforzi; è uno, e tu ti frammenti in cercatore e cercato; è la ferma quiete, e tu rincorri e combatti con il toro. Se ti separi, non sei in pace. La pace si accompagna sempre a un senso di unità, è un ritorno a casa, sì, nel senso che è qualcosa che già ti attendeva: “la luce unica splende dall’inizio dei tempi”. La pace è soprattutto arte dell’abbandono: la frusta, la cavezza, gli spericolati artifizi con i quali ci destreggiamo nella vita, con i quali avanziamo nella nostra vigorosa battaglia... Tutto ciò viene deposto: si rivela inconsistente, inutile, ingombrante, soprattutto pesante: ci trattiene, ci induce in uno stato di contrazione. E invece: la “beata rilassatezza” davanti all’alba, nell’umile casa... Che splendore, eppure che naturalezza e normalità in questa rappresentazione! Nulla di speciale. Nulla di speciale: ecco, è tutto naturale, è tutto tranquillo e disarmato. Non c’è bisogno di trappole, di reti. Non devi più catturare la lepre, fare abboccare il pesce. E nel momento nel quale hai scansato questa pena, puoi finalmente vedere la lepre che corre e il pesce che guizza. Sono liberi nel vuoto attorno. Come te.
Si potrebbe dire: basta così. Ma ancora il mandriano non ha del tutto trasceso la verità relativa, è ancora convinto del fatto che sia arrivato a casa in forza del suo percorso faticoso. Il suo riposo somiglia troppo a quello del lavoratore a fine giornata, che dice a se stesso: “Oh, adesso si che mi rilasso. Questa sì che è vita! Sono qui comodo, seduto, mi godo l’orizzonte al di là della mia finestra! Ah, che pace”. Lui non lo sa, ma il suo atteggiamento è ancora dettato da un comportamento non risolto, velatamente rancoroso, in cerca di riscatto. Magari in ricerca di riposo. Nobile ricerca, sì; ma sempre ricerca: il toro è scomparso, ma ciò che è stato prodotto dalla sua ricerca si fa ancora sentire, anche se a livello germinale, anzi: tramontante.