Con la frusta e la cavezza
Per evitare che si allontani inselvatichendosi,
il toro diventerà ben addestrato
e naturalmente mansueto,
obbedendo senza bisogno di imposizioni.
Commento:
Un pensiero ne segue un altro. Quando un
pensiero emerge dall’illuminazione, tutti i pensieri sono veri, ma un pensiero
menzognero rende tutti gli altri falsi. Non è il mondo oggettivo a opprimerci,
ma le nostre menti ingannevoli. Per domare il toro, stringi l’anello del naso e
non permettere alla tua volontà di vacillare.
La mente lontana è inselvatichita. Lontana da
cosa? Da sé. Dispersa tra le cose, nel timore o nella speranza verso il futuro,
nella nostalgia e nei rimpianti riguardo al passato, nelle preoccupazioni e
nelle fantasticherie del presente. Non è mansueta la mente: è a caccia sempre di
qualcosa, è nel caos oppure – viceversa – è succube di regole, leggi,
imposizioni (da parte della morale, della società, della religione, della
famiglia, di se stessi, ...). Davanti alle imposizioni non può che obbedire: se
obbedisce a ciò che le viene imposto, non può che essere una schiava, con il suo
carico di rancore, di desiderio di rivalsa, di repressione, di sogno di un’altra
realtà.
A questo livello il toro dovrà divenire mansueto senza la necessità di imporgli
alcunché. È ancora una fase di passaggio, perché si parla ancora di obbedienza;
ma si tratta comunque di qualcosa di diverso dall’obbedienza del cane. Il cane
addestrato ubbidisce anche senza la necessità del frustino, ma ubbidisce sempre
sulla scorta del timore della punizione. La mente disciplinata (ancora non
liberata) obbedisce invece senza alcun timore: già si sente il sapore di una
piena realizzazione imminente.
Una mente disciplinata ha un suo ordine: i pensieri non la contraddicono, non si
oppongono. “Tutti i pensieri sono veri” non nel senso di una miracolistica
onniscienza, ma perché tutti radicati e nascenti dall’originaria quiete mentale.
Ma ancora disciplina non è realmente quiete mentale originaria: è il risultato
del “domare il toro”, è la conseguenza dell’uso della cavezza applicata al suo
naso.
I pensieri seguono l'un l'altro perché sotto il controllo vigile della mente:
siamo ancora nel regime dell'esercizio, del "fare in un certo modo", appunto del
controllo; la pratica è intesa come finalizzata a un certo obiettivo, la
meditazione è vista come preparazione, allenamento. C'è ancora l'idea di una
mente da una parte e di pensieri dall'altra, e si sente fortemente la necessità
di risolvere il dissidio tra le due parti. Per questo si vuole domare il toro.
Quando verrà superato il dissidio tra mente e pensieri, quando si riconoscerà in
esso l'ultima illusione, non vi sarà più toro e necessità di domarlo.