La ricerca del toro - 5
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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La ricerca del toro - 5


 

1. Domare il toro


Con la frusta e la cavezza
Per evitare che si allontani inselvatichendosi,
il toro diventerà ben addestrato
e naturalmente mansueto,
obbedendo senza bisogno di imposizioni.

Commento:

Un pensiero ne segue un altro. Quando un pensiero emerge dall’illuminazione, tutti i pensieri sono veri, ma un pensiero menzognero rende tutti gli altri falsi. Non è il mondo oggettivo a opprimerci, ma le nostre menti ingannevoli. Per domare il toro, stringi l’anello del naso e non permettere alla tua volontà di vacillare.

 

 

La mente lontana è inselvatichita. Lontana da cosa? Da sé. Dispersa tra le cose, nel timore o nella speranza verso il futuro, nella nostalgia e nei rimpianti riguardo al passato, nelle preoccupazioni e nelle fantasticherie del presente. Non è mansueta la mente: è a caccia sempre di qualcosa, è nel caos oppure – viceversa – è succube di regole, leggi, imposizioni (da parte della morale, della società, della religione, della famiglia, di se stessi, ...). Davanti alle imposizioni non può che obbedire: se obbedisce a ciò che le viene imposto, non può che essere una schiava, con il suo carico di rancore, di desiderio di rivalsa, di repressione, di sogno di un’altra realtà.
A questo livello il toro dovrà divenire mansueto senza la necessità di imporgli alcunché. È ancora una fase di passaggio, perché si parla ancora di obbedienza; ma si tratta comunque di qualcosa di diverso dall’obbedienza del cane. Il cane addestrato ubbidisce anche senza la necessità del frustino, ma ubbidisce sempre sulla scorta del timore della punizione. La mente disciplinata (ancora non liberata) obbedisce invece senza alcun timore: già si sente il sapore di una piena realizzazione imminente.
Una mente disciplinata ha un suo ordine: i pensieri non la contraddicono, non si oppongono. “Tutti i pensieri sono veri” non nel senso di una miracolistica onniscienza, ma perché tutti radicati e nascenti dall’originaria quiete mentale. Ma ancora disciplina non è realmente quiete mentale originaria: è il risultato del “domare il toro”, è la conseguenza dell’uso della cavezza applicata al suo naso.
I pensieri seguono l'un l'altro perché sotto il controllo vigile della mente: siamo ancora nel regime dell'esercizio, del "fare in un certo modo", appunto del controllo; la pratica è intesa come finalizzata a un certo obiettivo, la meditazione è vista come preparazione, allenamento. C'è ancora l'idea di una mente da una parte e di pensieri dall'altra, e si sente fortemente la necessità di risolvere il dissidio tra le due parti. Per questo si vuole domare il toro.
Quando verrà superato il dissidio tra mente e pensieri, quando si riconoscerà in esso l'ultima illusione, non vi sarà più toro e necessità di domarlo.