La ricerca del toro - 3
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

home

presentazione

meditare

le lezioni

buddhismo

zen

tantra

gli esercizi

testi

poesie

bibliografia

insegnante

dizionario zen

stampa

cerca nel sito

email

seminari

newsletter


 

 


La ricerca del toro - 3


 

    Vedere il toro

Uccelli canterini tra i rami,
sole caldo e fresca brezza,
salici verdi vicino alla riva del fiume.
Non esiste un luogo dove il toro può nascondersi.
Chi potrebbe dipingere una testa tanto grande
E corna così penetranti?

Commento:

Il mandriano ascolta attentamente e trova la via. I suoi sensi diventano armoniosi e vede alla fonte delle cose. È chiaro in tutto quello che fa. Questa unità è come il sale nell’acqua. Quando tutto sarà chiaro, egli scoprirà che anche la cosa più minuscola non è divisa dal sé.

 

 


Cosa significa vedere il toro? Le parole sono metafore, ma che poi vanno abbandonate, per non farsi intrappolare dalla loro rete. Uno pensa: questo cerca il toro, scorge le tracce e finalmente lo trova. Ci potrebbe essere un eventuale errore in questa considerazione. Cioè: le tracce sono ovunque, di conseguenza anche il toro è evidente in ogni luogo. Se si intendesse invece il vedere il toro come la naturale conclusione di uno sguardo che si posi in un certo punto piuttosto che in un altro, allora si sarebbe frainteso il senso di questo ritrovo. Saremmo ancora succubi del dualismo.
Allora il toro non può nascondersi perché è nel canto degli uccelli, nel sole, nella brezza, nei salici, sulle rive, ... Non c’è luogo dove esso non sia. Ma anche: è così onnipresente, onnipervadente, che chi può disegnare un tale toro? È molto significativo questo elemento: si parla del toro, si dice che è ovunque, ma anche che non è circoscrivibile, descrivibile, identificabile. Non puoi disegnarlo e dire: questo è il toro. Non si ipostatizza il toro, non lo si qualifica, non se ne fa una merce, un oggetto, un qualcosa. Il toro è, ma è così tanto che non è. Il toro non è, nel senso che non è un ente. È come il sale nell’acqua: c’è ma non è; non è una cosa che vedi, ma senti. L’acqua è la realtà, il sale è il toro.
Il sale è il toro e il sale è anche “questa unità”. Unità nei sensi, unità tra le cose, la loro fonte e i sensi stessi, unità del mandriano tutto che ascolta con intensa attenzione. È lì il trovare la via. È questa unità che preannuncia quel superamento del toro medesimo, della sua ricerca, nella quale ancora il mandriano – a questo punto – è invischiato. È ovvio che ancora ne sia succube: lo dice Kakuan al termine del suo commento. “Quando tutto sarà chiaro, egli scoprirà...”: ancora non lo sa, ancora la sua preoccupazione – una preoccupazione necessaria, ricordiamolo sempre – è la ricerca e la cattura del toro. Ma poi questo livello va superato: tutto è chiaro nel momento nel quale c’è vera unità. Tutto è chiaro nel senso che la ricerca ha termine, si rivela infruttuosa, inutile, segno di ignoranza. Quando c’è unità, non c’è colui che cerca, non c’è oggetto di ricerca e non c’è il cercare medesimo. Solo unità, quiete, totalità, tutto e vuoto, silenzio e pienezza.