Uccelli canterini tra i
rami,
sole caldo e fresca brezza,
salici verdi vicino alla riva del fiume.
Non esiste un luogo dove il toro può nascondersi.
Chi potrebbe dipingere una testa tanto grande
E corna così penetranti?
Commento:
Il mandriano ascolta attentamente e trova la via. I suoi sensi diventano
armoniosi e vede alla fonte delle cose. È chiaro in tutto quello che fa. Questa
unità è come il sale nell’acqua. Quando tutto sarà chiaro, egli scoprirà che
anche la cosa più minuscola non è divisa dal sé.
Cosa significa vedere il toro? Le parole sono metafore, ma che poi vanno
abbandonate, per non farsi intrappolare dalla loro rete. Uno pensa: questo cerca
il toro, scorge le tracce e finalmente lo trova. Ci potrebbe essere un eventuale
errore in questa considerazione. Cioè: le tracce sono ovunque, di conseguenza
anche il toro è evidente in ogni luogo. Se si intendesse invece il vedere il
toro come la naturale conclusione di uno sguardo che si posi in un certo punto
piuttosto che in un altro, allora si sarebbe frainteso il senso di questo
ritrovo. Saremmo ancora succubi del dualismo.
Allora il toro non può nascondersi perché è nel canto degli uccelli, nel sole,
nella brezza, nei salici, sulle rive, ... Non c’è luogo dove esso non sia. Ma
anche: è così onnipresente, onnipervadente, che chi può disegnare un tale toro?
È molto significativo questo elemento: si parla del toro, si dice che è ovunque,
ma anche che non è circoscrivibile, descrivibile, identificabile. Non puoi
disegnarlo e dire: questo è il toro. Non si ipostatizza il toro, non lo si
qualifica, non se ne fa una merce, un oggetto, un qualcosa. Il toro è, ma
è così tanto che non è. Il toro non è, nel senso che non è un ente. È
come il sale nell’acqua: c’è ma non è; non è una cosa che vedi, ma senti.
L’acqua è la realtà, il sale è il toro.
Il sale è il toro e il sale è anche “questa unità”. Unità nei sensi, unità tra
le cose, la loro fonte e i sensi stessi, unità del mandriano tutto che ascolta
con intensa attenzione. È lì il trovare la via. È questa unità che preannuncia
quel superamento del toro medesimo, della sua ricerca, nella quale ancora il
mandriano – a questo punto – è invischiato. È ovvio che ancora ne sia succube:
lo dice Kakuan al termine del suo commento. “Quando tutto sarà chiaro, egli
scoprirà...”: ancora non lo sa, ancora la sua preoccupazione – una
preoccupazione necessaria, ricordiamolo sempre – è la ricerca e la cattura del
toro. Ma poi questo livello va superato: tutto è chiaro nel momento nel quale
c’è vera unità. Tutto è chiaro nel senso che la ricerca ha termine, si rivela
infruttuosa, inutile, segno di ignoranza. Quando c’è unità, non c’è colui che
cerca, non c’è oggetto di ricerca e non c’è il cercare medesimo. Solo unità,
quiete, totalità, tutto e vuoto, silenzio e pienezza.