La ricerca del toro - 10
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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La ricerca del toro - 10


 

Tornare nel mondo

Scalzo e insignificante, mi mescolo nel mercato.
Forse i miei vestiti sono logori, ma sorrido.
Non ho bisogno di poteri magici.
Davanti ai miei occhi fioriscono alberi avvizziti.

Commento:

Migliaia di saggi non sanno chi egli sia. La bellezza del suo giardino non può essere vista. Perché cercare le orme del patriarca? Egli visita il mercato con la sua bottiglia di vino vuota e ritorna a casa con il suo bastone. Ha per compagni ubriachi e macellai, e chiunque egli veda è un illuminato.

 

 

 

 

C’è quel famoso detto di Ch’ing-Yuan: all’inizio le montagne erano montagne e le acque erano acque, quando penetrai nella sapienza zen le montagne non erano più montagne e le acque non erano più acque, ma quando raggiunsi l’essenza dello zen le montagne furono di nuovo montagne e le acque di nuovo acque. Ecco, si torna all’insignificanza, al mescolarsi con il mondo comune del mercato. Non c’è alcuna ricerca e nemmeno nessun raggiungimento di capacità particolari, di doti mirabolanti: il mandriano è lì, insignificante, nella folla, vestito con i suoi semplici stracci. Non ha nulla da insegnare, non ha nessuna santa verità da rivelare: è semplicemente lì dove è, e sorride.
È anonimo, nessuno sa di lui, nessuno, guardandolo, lo riconosce. È al mercato, come tanti: compra le sue cose, contratta, chiacchiera. Come tanti. È come loro, ma che differenza!
Soprattutto non è separato. Nulla in lui è diviso, frammentato, scollegato; non c’è nessuna barriera tra il mandriano e il mondo: è completamente immerso nel mondo, in esso, non c’è nessun desiderio egocentrico e orgoglioso di fuggirne, di separarsene, di allontanarlo da sé come ciò che è impuro. Al contrario, tutto è illuminato: tutto è puro per i puri. E tutto si pulisce sotto il suo sguardo. Non ha più alcun artificio, è semplicemente e totalmente naturale. Tutto ciò che veniva prima, tutto il suo percorso era pura illusione, errore di prospettiva: non c’è stato nessun cambiamento, nessun passaggio dallo stato di non illuminazione a quello di realizzato. È pienamente immerso nella vita, è vita egli stesso, ciò che prima era morto (gli alberi avvizziti) ora apre al mandriano la sua verità lucente: solo questo egli manifesta, il semplice darsi della vita in sé e per sé.
Semplicità è soprattutto nessuna ricerca. I patriarchi sono quelli che sono stati. Che ci importa? perché preoccuparsi nel seguire le loro orme? Essi sono oramai cenere. Non sarebbe anche questo un inaccettabile artificio, un accattonaggio infinito, una rincorsa verso qualcosa da cui in realtà ti allontani sempre più? Non ti si stringono i pugni a forza di cercare?
La ricerca del nirvana è l’ennesima fuga dal qui e ora.
Invece: semplicità e naturalezza. Semplicità e naturalezza: tutto qui. Nient’altro. Il mandriano beve il suo vino, va al mercato, torna a casa con il suo bastone. È aderente a ciò che è, è lui stesso ciò che è. Nessun dualismo tra il presente e l’auspicabile, tra la realtà e il desiderio. Solo semplicità e naturalezza.
Nirvana è Samsara.