Scalzo e insignificante, mi
mescolo nel mercato.
Forse i miei vestiti sono logori, ma sorrido.
Non ho bisogno di poteri magici.
Davanti ai miei occhi fioriscono alberi avvizziti.
Commento:
Migliaia di saggi non sanno chi egli sia. La
bellezza del suo giardino non può essere vista. Perché cercare le orme del
patriarca? Egli visita il mercato con la sua bottiglia di vino vuota e ritorna a
casa con il suo bastone. Ha per compagni ubriachi e macellai, e chiunque egli
veda è un illuminato.
C’è quel famoso detto di Ch’ing-Yuan:
all’inizio le montagne erano montagne e le acque erano acque, quando penetrai
nella sapienza zen le montagne non erano più montagne e le acque non erano più
acque, ma quando raggiunsi l’essenza dello zen le montagne furono di nuovo
montagne e le acque di nuovo acque. Ecco, si torna all’insignificanza, al
mescolarsi con il mondo comune del mercato. Non c’è alcuna ricerca e nemmeno
nessun raggiungimento di capacità particolari, di doti mirabolanti: il mandriano
è lì, insignificante, nella folla, vestito con i suoi semplici stracci. Non ha
nulla da insegnare, non ha nessuna santa verità da rivelare: è semplicemente lì
dove è, e sorride.
È anonimo, nessuno sa di lui, nessuno, guardandolo, lo riconosce. È al mercato,
come tanti: compra le sue cose, contratta, chiacchiera. Come tanti. È come loro,
ma che differenza!
Soprattutto non è separato. Nulla in lui è diviso, frammentato, scollegato; non
c’è nessuna barriera tra il mandriano e il mondo: è completamente immerso nel
mondo, in esso, non c’è nessun desiderio egocentrico e orgoglioso di fuggirne,
di separarsene, di allontanarlo da sé come ciò che è impuro. Al contrario, tutto
è illuminato: tutto è puro per i puri. E tutto si pulisce sotto il suo sguardo.
Non ha più alcun artificio, è semplicemente e totalmente naturale. Tutto ciò che
veniva prima, tutto il suo percorso era pura illusione, errore di prospettiva:
non c’è stato nessun cambiamento, nessun passaggio dallo stato di non
illuminazione a quello di realizzato. È pienamente immerso nella vita, è vita
egli stesso, ciò che prima era morto (gli alberi avvizziti) ora apre al
mandriano la sua verità lucente: solo questo egli manifesta, il semplice darsi
della vita in sé e per sé.
Semplicità è soprattutto nessuna ricerca. I patriarchi sono quelli che sono
stati. Che ci importa? perché preoccuparsi nel seguire le loro orme? Essi sono
oramai cenere. Non sarebbe anche questo un inaccettabile artificio, un
accattonaggio infinito, una rincorsa verso qualcosa da cui in realtà ti
allontani sempre più? Non ti si stringono i pugni a forza di cercare? La ricerca del nirvana è l’ennesima
fuga dal qui e ora.
Invece: semplicità e naturalezza. Semplicità e naturalezza: tutto qui.
Nient’altro. Il mandriano beve il suo vino, va al mercato, torna a casa con il
suo bastone. È aderente a ciò che è, è lui stesso ciò che è. Nessun dualismo tra
il presente e l’auspicabile, tra la realtà e il desiderio. Solo semplicità e
naturalezza.
Nirvana è Samsara.