Mi apro la via attraverso le foreste,
seguendo il corso di fiumi senza nome,
perso nei meandri dei sentieri di montagna.
Esausto e disperato,
non riesco a trovare altro che il fruscio delle foglie
e il canto delle cicale al calare della notte.
Commento:
Perché cercare un toro che non si è mai perso?
Il toro appare smarrito soltanto perché il mandriano è smarrito nell’esperienza
della separazione. La sua casa diventa sempre più distante. Attraversa mille
incroci nella vita, ma non sa quale strada seguire. Desiderio e paura bruciano
in lui come una fiamma, e i concetti di bene e male lo imprigionano.
Generalmente si intendono
le dieci immagini della ricerca del toro come una metafora del percorso di
liberazione. Questo naturalmente ha un suo preciso senso, ma dobbiamo intenderci
bene a riguardo.
Più precisamente l’inizio della ricerca è causato – per quanto paradossale possa
sembrare – da un errore di valutazione. L’inizio della ricerca, già per il suo
stesso fatto di essere un inizio, fa cadere nell’illusione della ricerca stessa.
Su questo non ci possono essere fraintendimenti: Kakuan lo dice nel suo commento
ai versi che accompagnano la prima immagine, chiedendosi retoricamente perché si
debba cercare un toro che non è mai stato perduto. Cerchi e allora vuol dire che
credi di essere separato da qualcosa che vada raggiunto: per questo sei smarrito
nell’incubo della separazione. Per questo cerchi la strada da seguire.
Ma cercare la strada da seguire significa percorrere gli incroci della vita con
atteggiamento calcolatorio, utilitaristico, egotico, strumentale. E allora è
altrettanto ovvio che, con questo atteggiamento mentale, si cada facilmente
nello sconforto, nella sfiducia, nello scoraggiamento, nello smarrimento, nella
preoccupazione, ecc. Desideri farcela, pretendi di indirizzarti sulla via
giusta; temi l’errore, lo sbaglio, hai paura di non essere adeguato.
Soprattutto hai gli occhi che puntano da qualche parte, sei concentrato e
contratto e interpreti il resto della realtà – quella che non coincide con i
tuoi piani – come distraente, inadatta, comunque superflua. Gli ultimi due versi
dicono: “non riesco a trovare altro che il fruscio delle foglie / e il
canto delle cicale al calare della notte”. Cioè: l’uomo che è caduto nel vizio
della ricerca cerca la sua meta lontana, non accorgendosi che il fruscio delle
foglie, il frinire delle cicale è il nirvana del qui e ora.