"Coscienti senza pensare" (Eckhart Tolle)
Abbiamo continuato a leggere qualche brano tratto da Parole
dalla quiete di Eckhart Tolle:
"Potete non esservi resi conto che quei brevi periodi nei
quali siete «coscienti senza pensare» stanno già succedendo naturalmente e
spontaneamente nella vostra vita. Mentre siete impegnati in qualche attività
manuale o mentre state aspettando al banco dell'aeroporto, e siete così
completamente presenti che lo statico ed usuale stato mentale del pensiero cede
e viene sostituito dalla presenza consapevole. O potete ritrovarvi a guardare il
cielo o ad ascoltare qualcuno senza nessun commento interiore mentale. La vostra
percezione acquista la chiarezza del cristallo, non offuscata dal pensiero.
[...]
La mente sta incessantemente cercando non solo cibo per il pensiero, ma anche
cibo per la sua identità: per il suo senso del sé. Questo è il modo nel quale
l'ego si forma e ricrea continuamente se stesso. [...]
Chi è colui che è consapevole della fugacità della vostra forma fisica e
psicologica? È l'Io Sono. Questo è l'«Io» più profondo che non ha nulla a che
vedere con il passato e con il futuro. [...]
Quando riconoscete che vi è una voce nella vostra testa che finge di essere voi,
e che non smette mai di parlare, allora state risvegliandovi dalla vostra
identificazione inconscia con il flusso del pensiero. Quando notate quella voce,
vi rendete conto che chi siete non è quella voce - colui che pensa - ma colui
che ne è consapevole. [...]
Quando vivete attraverso l'ego, riducete sempre il momento presente ad un mezzo
per un fine. [...]
Quando date più attenzione al fare piuttosto che al futuro risultato che volete
raggiungere attraverso quel fare, spezzate il vecchio condizionamento egoico. Ed
allora il vostro fare diviene non solamente molto più efficace ma anche molto
più soddisfacente e gioioso. [...]
L'egoico senso del sé ha bisogno di conflitto perché il suo senso d'identità
separata si rinforza con il lottare contro questo o quello e nel dimostrare che
questo sono «io» e che quello non sono «io». [...]
Nell'aver a che fare con la gente, potete notare nei loro confronti sottili
sentimenti di superiorità o d'inferiorità? State guardando l'ego, che vive di
confronti. [...]
L'ego ha bisogno di essere in conflitto con qualcosa o con qualcuno. Questo
spiega perché state cercando la pace, la gioia e l'amore ma non potete poi
tollerarli per molto. Dite di volere la felicità ma siete dipendenti
dall'infelicità" (dai capp. II e III).
Nella lezione del mercoledì abbiamo continuato a leggere dal
libro di Charlotte Joko Beck, Niente di speciale. Vivere lo zen
(clicca
qui).