"Azioni pure, senza merito" (D. T. Suzuki)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"Azioni pure, senza merito" (D. T. Suzuki)


Continuiamo a leggere qualche brano dai Saggi sul Buddhismo Zen di D.T. Suzuki:

"La «virtù segreta» significa la pratica della bontà senza pensare ad alcun riconoscimento, né da parte di altri né da parte di se stessi. [...] Un bimbo sta annegando, io mi getto in acqua e lo salvo. Ciò che doveva essere fatto è stato fatto. Alla cosa, non penso più; mi allontano, me ne vado. Passa una nuvola, e il cielo resta azzurro e vasto come prima. Lo Zen chiama tutto ciò «agire senza merito» e lo paragona con l'opera di chi cerca di riempire un pozzo con della neve.
[...]
Cristo ha detto: «Se fai l'elemosina, che la tua sinistra non sappia ciò che fa la destra, che la tua elemosina sia segreta». Questa è una delle «virtù segrete» del buddhismo. Ma quando Cristo aggiunge: «Il Padre tuo, che ti vede in segreto,ti ricompenserà», si scorge la profonda differenza esistente fra buddhismo e cristianesimo. Fino a quando si pensa a qualcuno, Dio o diavolo, che conosce le nostre azioni, lo Zen dirà: «Non sei ancora dei nostri». Le azioni che si associano ad un tale pensiero non sono «azioni pure, senza merito», ma contengono scorie ed ombre. [...] Nello Zen non dovrebbe restare traccia di coscienza dopo che si è fatta una elemosina [...].
Li-tze, il filosofo cinese, descrive figurativamente questa disposizione dell'animo come segue: «Lasciai che la mia mente pensasse senza freno tutto ciò che voleva e che la mia bocca parlasse di ciò che le piaceva; allora dimenticai se il 'questo e non questo' fosse mio o di altri, se mio o di altri fosse il guadagno e la perdita [...]; non seppi più dove la mia forma si appoggiasse, che cosa i miei piedi calcassero; andavo come il vento, ad est e ad ovest, simile ad una foglia staccata dal ramo; non sapevo se cavalcassi il vento o se fosse il vento a cavalcare me'».
[...] Ciò a cui hanno mirato i discepoli di Chao-cheu, di Yun-men e di altri capi dello Zen è la completa identificazione dell'Io con l'oggetto del pensiero. Per questo, essi detestano il sentir pronunciare la parola Buddha o Zen [...]. Si ascolti questo cortese rimprovero fatto da Fa-ien al suo discepolo Yuan-u: «Tranne un piccolo difetto, tu vai proprio bene». Yuan-u chiese ripetutamente quale fosse tale difetto. Il maestro alla fine disse: «Nei tuoi discorsi, parli troppo dello Zen». «Come!» protestò il discepolo, «se qualcuno studio lo Zen non è forse naturale che ne parli? Perché mai vi dispiace?». Fa-ien rispose: «È già meglio quando se ne parla come in una ordinaria conversazione quotidiana». Un monaco, che si trovava ad essere presente, chiese: «Perché detestate in special modo che si parli dello Zen?». La risposta lapidaria del maestro fu: «Perché mi si torce lo stomaco, a sentirne parlare».
[...] «O voi, seguaci della Verità, se volete pervenire ad una comprensione ortodossa [dello Zen] non dovete lasciarvi ingannare dagli altri. Qualunque ostacolo incontriate, interno o esterno, abbattetelo. Se incontrate il Buddha, uccidetelo; se incontrate il patriarca, uccidetelo; se incontrate l'Arhat, il genitore o il parente, uccideteli senza esitare: perché questa è la sola via della liberazione. Non vincolatevi a nessuno oggetto, ma tenetevi in alto, andate avanti, restate liberi. Di tutti i cosiddetti seguaci della Verità di questo paese, non ve ne è uno che venga da me libero, distaccato dalle cose. Se devo avere a che fare con essi, comunque essi si presentino, li stendo a terra. Se confidano nella forza delle loro braccia, gliele tronco; se confidano nella loro eloquenza, li riduco al silenzio; se confidano nell'acutezza della loro vista, li accieco. Così è: nemmeno uno di essi si è presentato a me come un uomo solo, unico e libero.
[...] Non esistono realtà all'esterno, né esiste qualcosa dentro di voi su cui possiate posare le mani. Voi restate attaccati al significato letterale di quel che vi dico; quanto sarebbe meglio che arrestiate ogni vostro desiderio e steste senza far nulla!»" (dal cap. VII, parr. IX-X).