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"Entrare in contatto con le cose come sono" (Achaan Sumedho)

 


"Entrare in contatto con le cose come sono" (Achaan Sumedho)


Abbiamo iniziato a leggere alcuni brani tratti da Il suono del silenzio di Achaan Sumedho, monaco buddhista theravada di origine americana:

"Siamo così convinti, così schiavi dei nostri pensieri, punti di vista, opinioni e identità, da non riuscire a vederli in prospettiva. Sappiamo solo giudicarli. Diamo giudizi di valore su noi stessi, sul mondo in cui viviamo, come dovrebbe o non dovrebbe essere, come io dovrei o non dovrei essere. [...] Questa è la mente critica, vero? [...] «Dovrei essere...», o: «Non dovrei essere...». Ma in tutto ciò c'è la consapevolezza che si tratta di una creazione, che mi sto creando in quel modo. Quindi riflettendo, osservando voi stessi, cominciate a notare la differenza fra la consapevolezza, che non è creata, che non è il sé, e i modi in cui create voi stessi. E in che modo creo me stesso come persona? Devo iniziare a pensare: «Sono Achaan Sumedho». Se mi limito a essere consapevole, nella mia mente non c'è nessun 'Achaan Sumedho'.
[...] Il pensiero è una creazione. Quindi, in questo preciso momento, che cos'è che non è un pensiero? La consapevolezza non è un pensiero. [...]
Se la mente è distratta e vi sentite confusi o euforici, irrequieti o doloranti, oppure arrabbiati e turbati per qualche motivo [...] che fare, allora?
Forse andare a correre per i campi. O accettare pazientemente lo stato mentale del momento. Perché se lo lasciate a se stesso si risolve. È impermanente, cambia. Quindi entrate in rapporto con lo stato d'animo con l'atteggiamento del testimone, non del giudice. Non appena lo giudicate, siete tornati al mondo fenomenico del: «Il mio stato d'animo non mi piace, voglio liberarmene. Come faccio a liberarmene? Non lo voglio!». Allora diventa un problema. Non solo lo provate, ma lo caricate di sentimenti negativi: «Non mi piace! Non lo voglio!» [...] La situazione si complica. [...] Entrare in contatto con le cose come sono, e di conseguenza non cercare di controllare tutto, richiede pazienza.
Avere pazienza e costanza significa che, anche se creiamo qualcosa di doloroso e indesiderabile, e non ci fa piacere, siamo disposti a lasciarlo essere com'è. Dicendo di accettarlo così com'è non vi sto chiedendo di farvelo piacere. Accettare qualcosa non significa trovarlo piacevole. Significa che, se in questo momento siete distratti e confusi, lo accettate; significa permettere a quella sensazione di essere com'è. [...] Se la lasciate stare, il fango si deposita sul fondo. Ecco perché è importante conoscere se stessi, nella pratica della meditazione formale, semplicemente notando, facendo attenzione: l'umore, lo stato mentale, è così.
[...] Consapevolezza è [...] una forma di saggezza che non è giudicante. Non valuta la qualità delle cose, dichiarandone una migliore dell'altra. Le conosce per quelle che sono. [...] Quando comincio a pensare, escludo. Scelgo qualcosa e ne giudico la qualità. Mi faccio un'opinione: «Mi piace», «Non mi piace». Ma [...] la consapevolezza intuitiva, non critica e non giudica. [...]
Via via che acquistiamo fiducia nella consapevolezza ci liberiamo dalla schiavitù delle abitudini acquisite. [...] Riconosciamo tutto per quello che è. Quindi qualunque cosa pensiamo o proviamo nel momento presente la accogliamo, riconoscendola e accettandola per quella che è. La trattiamo con pazienza accogliente, lasciandola essere com'è. Allora potrà cambiare spontaneamente. Ma non cerchiamo di disfarcene.
Su questo punto l'insegnamento del Buddha è molto diretto. Fa sempre riferimento al qui e ora. Consapevolezza qui e ora, liberazione qui e ora, nibbāna qui e ora. Non: «Se ce la mettete tutta, potreste raggiungere il nibbāna al termine del ritiro». [...] Il punto è imparare a rendersi conto della realtà, a riconoscerla. [...] L'incondizionato, quindi, non si può trovare in quanto oggetto, lo siete già" (27-32).