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Abbiamo letto il seguente brano tratto da un articolo di Corrado Pensa, insegnante di Vipassana: "Se da una parte è vero che ogni movimento mentale
deve essere l'oggetto del nostro lavoro interiore, dall'altra è anche vero che,
soprattutto agli inizi, bisogna stabilire una priorità. E priorità non può
che esser data agli stati mentali negativi. Se non ce ne occupiamo subito
e con la massima cura è assai probabile che le nostre speranze di sviluppare la
consapevolezza e di raccoglierne i frutti saranno frustrate. Un esempio può
giovare. Immaginiamo che stiamo per andare a cena fuori con amici. Poiché siamo
interessati allo sviluppo della consapevolezza, decidiamo di essere il più
attenti possibile durante le prossime ore. Poi, più tardi, tornando a casa, ci
può capitare di renderci conto che, nelle ultime ore noi non siamo mai
stati attenti. Riflettendo, ci rendiamo conto che, al di là delle intenzioni
conscie, noi desideravamo divertirci e basta; e che l'idea di praticare la
consapevolezza ci pesava come un compito di scuola. Eppure, come sa bene
chiunque pratica da molto tempo, la presenza della consapevolezza porta spesso
con sé una calda sensazione unitiva, talora culminante in una serenità
gioiosa, che è parecchio diversa dalla reazione generata in noi da un compito
indesiderato. Dunque? La risposta è che se noi siamo troppo oberati dai macigni
della nostra depressione, rabbia e ansia, non ci rimane molta energia per
osservare. Di conseguenza, non possiamo essere attratti a fare qualcosa per la
quale non abbiamo energia disponibile. In realtà noi vogliamo solo e comunque
sollievo da quei pesi. E non ci interessa osservare le nostre reazioni; ci
piacerebbe, semmai, che altri ci osservasse e ci mostrasse considerazione. E poi abbiamo cominciato la lezione...
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