la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"La pratica e l'illuminazione sono una cosa sola" (Shunryu Suzuki-roshi)



"La pratica e l'illuminazione sono una cosa sola" (Shunryu Suzuki-roshi)


Procediamo nel leggere Rami d'acqua scorrono nell'ombra di Shunryu Suzuki-roshi:

"«La pratica non è questione di lontano o vicino» [(Sandokai)]. Questo è molto importante. Quando siete immersi in una pratica egoista avete una qualche idea di conseguimento. Quando vi sforzate di raggiungere un obiettivo o di ottenere l'illuminazione, naturalmente avete l'idea: «Sono lontano dall'obiettivo». oppure «Sono quasi arrivato». Ma se praticate davvero la nostra via, l'illuminazione è esattamente dove siete. Può essere difficile accettarlo, eppure, quando praticate lo zazen senza nessuna idea di conseguimento, l'illuminazione è effettivamente lì. [...]
Quando fate qualcosa con uno scopo basato su una qualche valutazione di ciò che è utile o inutile, buono o cattivo, più o meno prezioso, la vostra comprensione non è perfetta. Se fate le cose che devono essere fatte senza curarvi di quale sarà il risultato, buono o cattivo, un successo o un fallimento, quella è vera pratica. Se fate le cose non per il Buddha, o per la verità, per voi stessi o per gli altri, ma per le cose stesse, quella è la vera via.
[...] Non dovreste fare le cose solo perché vi fa sentire bene, o smettere di farle solo perché vi fa sentire male. Sia che vi sentiate bene sia che vi sentiate male, c'è qualcosa che dovreste fare. Se non avete questa sensazione quando fate qualcosa, non avete ancora intrapreso la nostra via nel vero senso della parola.
[...] La pratica e l'illuminazione sono una cosa sola [...]. Chiamiamo la pratica basata sull'illuminazione 'la vera pratica che non ha fine', e chiamiamo l'illuminazione che inizia con la pratica e che è una cosa sola con la pratica 'illuminazione senza inizio'. [...] Perciò sprecate il tempo se sacrificate la vostra pratica presente per qualche conseguimento nel futuro. Questa non è la vera pratica.
[...]
L'oscurità significa qualcosa che non possiamo vedere o a cui non possiamo pensare, qualcosa al di là della nostra comprensione intellettuale. [...] Questa stanza è abbastanza buia ora, però potete ancora vedere le cose. Se non ci fosse più luce, non potreste vedere nulla. Questo però non significherebbe che non c'è nulla. Ci sarebbero molte cose [...]. Perciò 'oscurità' significa qualcosa che è al di là della nostra comprensione. E 'luminosità' significa qualcosa che si può capire in termini di buono o cattivo, quadrato o tondo, rosso o bianco. Perciò 'luminosità' indica le varie cose, e 'oscurità' indica un unico essere totale nel quale le molteplici cose esistono. [...]
'Oscurità' significa qualcosa che include tutto. Non potete uscire dall'oscurità. Dovunque possiate andare, quel luogo è compreso in essa. [...] Le varie cose esistono in un unico grande essere totale. [...] Discriminiamo fra le cose dicendo: «Questo è bene, questo è male; questo è piacevole o spiacevole, giusto o sbagliato, grande o piccolo, tondo o quadrato». Qualunque cosa con la quale abbiate a che fare appare nella luminosità del mondo dualistico. Ma per noi è necessario conoscere l'oscurità, dove non vi è nulla da vedere, nulla a cui pensare. L'oscurità sarà sperimentata solo nella pratica dello zazen. [...]
L'oscurità è definita a volte 'nulla' o 'vacuità' in contrasto con 'le cose'. A volte diciamo 'non mente'. Non pensiamo quando ci troviamo nella completa oscurità. [...]
Soffriamo sempre a causa della vita che vediamo con gli occhi e udiamo con le orecchie. Ecco quel che facciamo. Nel mondo della luminosità è difficile vivere senza gli altri. Ma anche vivere con loro è difficile. Questo è il nostro problema. Cosa dobbiamo fare? Se però avete una minima comprensione di cosa sia l'oscurità, che è l'altro lato della luminosità, scoprirete come vivere nella luminosità del mondo. [...]
Non ci sono né illuminazione né ignoranza, perché proseguiamo sempre, e siamo sempre sul sentiero del Buddha. Ma se smettete di lavorare e vi attaccate all'idea di bene o male, incontrerete difficoltà, come attraversare un grande fiume o superare un'alta montagna. Siete voi a creare il fiume e la montagna. Non esistono. Quando analizzate, quando vi criticate, nutrite un qualche concetto speciale di voi stessi in termini di buono o cattivo e vi identificate con esso. [...] È così che vi create le difficoltà. È quello che facciamo sempre" (pp. 145-162).