"Dovreste fare le cose come un mulo" (Shunryu Suzuki-roshi)
"Dovreste fare le cose come un mulo" (Shunryu Suzuki-roshi)
Procediamo nel leggere Rami d'acqua scorrono nell'ombra di Shunryu
Suzuki-roshi:
"Anche se le nostre nature sono differenti, la natura
fondamentale è la stessa. [...] Lo stesso vale per il modo in cui usiamo
l'elettricità. A volte la usiamo come luce e a volte come un altoparlante. [...]
Nonostante i modi di esprimere la nostra natura siano diversi, le nostre nature
hanno la stessa base. [...] Non dovremmo essere attaccati alle differenze
nell'uso, perché stiamo usando la stessa natura, o natura di buddha. Ma, a
seconda della situazione, utilizzeremo la natura di buddha in modi diversi. È
così che troviamo la vera natura all'interno di noi stessi nella vita
quotidiana.
[...] Relativo e assoluto sono la stessa cosa [...].
Dove c'è ji [relativo], c'è ri [assoluto]. [...] Il fatto che io
sia qui significa che la vera natura di buddha è qui. In questo momento, io sono
un'espressione della natura di buddha. Non sono solo io. È qualcosa di più, ma
io sto esprimendo la vera natura a mio modo. Il fatto che io sia qui significa
che tutto l'universo è qui [...].
[...]
La maggior parte della gente inizia a studiare lo zen per capire che cosa sia.
Questo è già un errore. Sono tutti alla ricerca di una qualche comprensione o di
regole da seguire.
Il modo per studiare lo zen dovrebbe somigliare al modo in cui i pesci trovano
il cibo. Non cercano di prendere nulla. Si limitano a nuotare qui e là e se
arriva qualcosa di buono, snap! [...]
Dovremmo essere come i pesci, che nuotano sempre qua e là nel fiume. Quelli sono
studenti zen! Dogen Zenji dice: «Gli uccelli non hanno bisogno di conoscere
quale sia il limite del cielo o cosa sia il cielo prima di volare». Gli uccelli
volano semplicemente nel vasto cielo. Ecco come pratichiamo lo zazen.
[...] Dovreste fare le cose come un mulo o un asino.
[...] È il modo per comprendere la sorgente dell'insegnamento. È facile
chiedersi cosa sia questa sorgente. Non è qualcosa che potete comprendere
attraverso le parole, ma piuttosto qualcosa che sperimentate quando fate le cose
in modo del tutto naturale e intuitivo senza dire 'bene' o 'male'. [...] Istante
dopo istante dovremmo seguire lo scorrere del tempo. Dovreste andare con il
tempo" (pp. 128-129, 139-140).
Non c'è nulla da cercare, non c'è nulla da ottenere. La
natura di buddha si estrinseca nell'azione della vita quotidiana. Nell'agire
comune, semplice, ordinario è la natura di buddha che muove, che sottostà, che
si presentifica. Allora non c'è nessuno stato cui arrivare, nessuna
realizzazione da fare propria, nessuna verità da scoprire. O meglio, l'unica
verità consiste in questo disvelare, l'unica realizzazione sta in questo sentire
la rivelazione della buddhità nel gesto quotidiano.
Non si dà nessuna buddhità astratta da fare propria, non c'è nessuna buddhità al
di là del nostro operare ordinario; quindi nessuna buddhità come esito di
un'operazione di ascetismo su di esso. La buddhità è nella naturalezza delle
cose, degli eventi, dell'agire. Il Buddha è chi naturalmente vive, molto
semplicemente: è solo questo. È solo questo essere qui, solo questa presenza
nella realtà, questa aderenza al suo essere quello che è. Senza più nessun
cercare, svuotato da qualsiasi volere altro. In lui allora relativo e assoluto
sono la medesima cosa.
La buddhità si estrinseca nella vita ordinaria e la sua semplicità consiste
nell'aver posto termine al domandare, al ricercare. È come l'uccello che vola in
cielo, come il pesce che nuota nel mare. Qualsiasi domanda filosofica,
esistenziale sull'essenza del cielo o del mare, da parte dell'uccello e del
pesce, sarebbero per essi l'uscita dal loro stato di splendore naturale. Un
interrogare di questo tipo denuncerebbe la reificazione, da parte loro, della
buddhità originariamente e perennemente agente in essi. Sarebbe dualismo: non si
dà uccello e cielo, non esiste pesce e mare; solo il volare dell'uccello nel
cielo, solo il nuotare del pesce nel mare. Interrogarsi sull'essenza del cielo e
del mare sarebbe per loro l'uscita dalla verità della realtà, dal suo continuo
lampeggiare; sarebbe il mancato appuntamento all'essere presenti ad essa.
Non c'è una questione da comprendere; è solo il fare della tua quotidianità,
libero dai dualismi. È solo l'essere immersi nella temporalità della realtà, è
il fluire con essa, senza l'ostacolo del domandare, che è il suo bloccarla. È
come il mulo che lavora: fa semplicemente quello che fa, senza aspettative,
senza paure, senza richieste, senza speranze. È aderente alla sua natura, è
semplicemente un mulo.