"Al di l del diventare Buddha" (Dallo Shobogenzo)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

home

presentazione

meditare

le lezioni

buddhismo

zen

tantra

gli esercizi

testi

poesie

bibliografia

insegnante

dizionario zen

stampa

cerca nel sito

email

seminari

newsletter


 

 


"Al di l del diventare Buddha" (Dallo Shobogenzo)


Un altro brano tratto dallo Shobogenzo, dal capitolo Zazenshin:

"Il punto cruciale che c' un Buddha che agisce, ma che non cerca di diventare Buddha. Poich il Buddha che agisce completamente al di l del diventare Buddha, esso l'attualizzazione del risveglio. Il corpo Buddha, non diviene Buddha. Quando reti e gabbie sono infrante, il Buddha seduto non per nulla di ostacolo ad diventare Buddha. Proprio in quel momento, fin dall'origine e attraverso mille e diecimila epoche, Buddha e dmoni sono lasciati andare".

Questo testo parla del rapporto tra risveglio e tempo. La struttura tempo si realizza all'interno della pratica nel momento nel quale la pratica stessa si intende come "finalizzata a". Inizia allora il divenire, compreso l'approccio "diventare Buddha". Si diviene nel tempo, si nell'istante presente. L'istante nel tempo, ma ne fuori. Sei nel tempo e allora ci sono reti e gabbie, sei nell'istante e c' solo il vuoto splendente del niente, dell'apertura, dello spazio libero, dell'assenza dell'ostacolo. Sei seduto, sei fermo, non c' contrasto, nessun'opposizione: sei Buddha. l l'attualizzazione del risveglio, un realizzare che non avviene, che non sia avvia nella dinamica della temporalit, che non nasce, che non si produce, che non ha inizio. Perch l'azione che si realizza nel momento presente - quella in cui "il Buddha che agisce" - al di l del diventare Buddha, perfezione nel suo essere quello che , nel suo concludersi e mirare in se stessa, nel suo dispiegarsi sereno e senza scopi, nel suo trovarsi mantenendosi in s: non c' nessuna mira, si "al di l del diventare Buddha". Se agisce il Buddha, che importa il resto?
Il Buddha che agisce lascia andare il Buddha stesso. Non un dimenticarsi, un fare finta che, un abdicare: lasciare andare. Non ti opponi, non ti avvinghi: lasci andare. Il lasciare andare l'unica alternativa saggia alla coppia opposizione-legame (le due facce della dipendenza). Ti opponi a ci che non riesci ad ammettere, ti leghi a ci che non riesci ad accogliere in modo benevolente ed equanime. Nel momento supremo del lasciare andare, nell'istante perfetto del qui ed ora, realizzata l'eternit, il tempo passato, presente e futuro; nello spazio vuoto realizzato dal Buddha che agisce, dal Buddha che non diviene, del Buddha che non di ostacolo, del non diventare Buddha, del non cercare, si completamente al di l e si realizza che sempre stato cos, sempre cos. Non c' nessuna differenza: solo un togliersi la sporcizia dagli occhi; poi capisci che anche quella sporcizia era la benedizione del Buddha, era la sua perfezione. Tecnicamente non c' neppure l'azione del togliersi la sporcizia: il realizzare su un altro piano. Benedetto il Buddha, benedetta la realizzazione dell'istante presente, benedetti gli occhi, benedetta la loro sporcizia. Tutto benedetto fin dall'eternit, per tutta l'eternit. Altrimenti: dualismo, divenire, cambiare, un corpo che non Buddha.
Eppure c' un'attualizzazione del risveglio, c' un infrangersi di reti e gabbie, c' un lasciare andare. Non sono parole vuote, c' una realt dietro ad esse. C' un "gi " da appaiare con tutto questo. Non se ne viene fuori, finch si sottost alla dimensione tempo. Bisogna entrarci dentro, attraverso l'azione nel momento presente, fino a aprire le maglie della rete, guardarci in profondit, bucandola, bruciandola. Come l'istante, sei nel tempo, ma ne sei fuori. Non la buchi, non lo bruci perch agisci per questo: ci sei dentro, completamente. Tutto il resto viene da s, tutto il resto gi qui da s. Altrimenti ci sarebbe calcolo, azione premeditata, Invece tutto abbandonato, tutto lasciato andare, non ci sono pi tornaconti, artifizi. uno splendore in cui non ci sei pi, ma lo senti.