Un altro brano tratto dallo Shobogenzo, dal capitolo Bussho:
"Il Buddha disse: 'Se volete conoscere il principio della
natura-di-Buddha, cogliete il giusto momento e le giuste circostanze. Quando
viene il momento, la natura-di-Buddha si manifesta'. 'Se volete conoscere il
principio della natura-di-Buddha' non significa semplicemente conoscere, ma
anche addestrarsi, illuminare, chiarire e infine dimenticare. Spiegare,
addestrarsi, illuminare, sbagliare o non sbagliare, rappresentano tutti il
giusto momento e le giuste circostanze. Il modo per cogliere il giusto momento e
le giuste circostanze, è quello del momento giusto. [...] Questo cogliere non ha
rapporto né con chi coglie né con ciò che è colto, e neppure con un vero o falso
cogliere. È soltanto cogliere. È puro cogliere; non è la propria percezione, né
quella di altri. È cogliere al di là del momento giusto. È la natura di natura,
ed è il 'Buddha' di Buddha".
Il rapporto tra la natura-di-Buddha e l'istante presente è di
identità: nell'istante presente è la natura-di-Buddha e la natura-di-Buddha è
colta solo nell'istante presente. Sempre è 'cogliere il giusto momento': il
giusto momento è lo squadernamento dell'intera realtà, della sua potente
totalità, è la rivelazione della bellezza sempre aperta, disponibile, sempre
illuminata e illuminante, quella buddhità auto-risplendente, che senza tregua si
manifesta. Questa bellezza la cogli cercandola e dimenticandotela; una famosa
frase sempre di Dogen è "Studiare se stessi è dimenticare se stessi". Cercare è
cercare di dimenticare e dimenticare è dimenticare ciò che prima hai chiaro,
perché c'è stata un'illuminazione, cui si è giunti attraverso un addestramento,
sulla base di una conoscenza. Ma è tutto in tutto: conoscere, addestrarsi,
illuminare, chiarire e dimenticare sono tutto un uno, sono un identico momento,
sono il giusto momento. Non lo raggiungi il giusto momento: lo cogli, ne
fruisci, lo vivi istantaneamente; vivere il giusto momento è semplicemente
sentirlo, è un accorgersene, è un essere in esso. Non c'è nessuna modalità
astratta per coglierlo, è nel giusto momento stesso la sua possibilità, la
nostra modalità di accoglimento.
Non c'è un giusto momento che si contrapponga a un momento inadatto: non siamo
nell'ambito delle dicotomie giusto/sbagliato, corretto/scorretto, ecc. Giusto lo
è nel senso che non può che essere quel momento, è quell'appuntamento con il
momento che fa sì che esso si estrinsechi, si presenti come giusto. Non c'è il
momento opportuno e quello sconveniente, inadeguato. Tutto è nel momento giusto,
anche "sbagliare o non sbagliare": non si tratta di un fare in un certo modo
piuttosto che un altro, non si tratta di capire, di essere intelligenti o
preparati per coglierlo nella modalità dovuta. Il testo dice che questo cogliere
non ha rapporto con il soggetto che coglie, con l'oggetto che viene colto o con
il modo di cogliere da ritenersi giusto. Non c'è nessuna frattura; se fosse
diversamente, ci sarebbe una divisione tra sacro e profano, tra verità e
falsità. Il momento giusto spezza questa possibile fuga dal qui e ora, fa piazza
pulita di questo ragionare, di questo sezionare: compatta tutto, rende uno e
svuota insieme. Non c'è più verità, non c'è più passato o futuro, non c'è più
domanda e risposta; non c'è altro che il momento e in questo suo darsi è il
momento giusto. Sei con esso, sei in esso, sei esso, non sei, c'è esso e basta:
nulla da cogliere, nessuno che coglie, solo il cogliere e la sua esattezza, che
va al di là, incredibilmente al di là di vero e falso.
Allora è questo cogliere che spezza il velo, che spacca il tetto della casa. Se
il giusto momento si realizza nel cogliere il momento stesso, allora è il
cogliere ad attuarlo, è nel coglierlo il compimento del momento nella sua
giustezza. Lo avvera, dicendo sì ad esso, riconoscendolo, ricevendolo,
accogliendolo, facendolo proprio. Allora è la buddhità, allora è nel cogliere
l'appuntamento con il momento, è il cogliere che rende il momento, momento
giusto. Non c'è dunque più nemmeno il momento giusto, lo si supera in una
spaziosità di puro cogliere, che è fatta di apertura e attenzione, di
consapevolezza e di visione penetrante: è un vedere e un accogliere che sono
tutt'uno. Dal piano del momento giusto si è passati al piano del 'puro cogliere':
dalla natura alla 'natura di natura'; dal Buddha al 'Buddha di Buddha'". Non c'è
più un cogliere il momento, che potresti anche fallire, ma c'è solo il cogliere,
affrancato dal suo oggetto e quindi completamente accogliente rispetto ad esso;
non c'è più un cogliere direzionato verso un certo dove, verso una certa
direzione. È tutto e in tutto, è in ogni dove. Non c'è più chi coglie e ciò che
viene colto. C'è il cogliere e così la realizzazione di tutto. Anche del giusto
momento, ma a questo punto questo fatto ne è solo una delle naturali
conseguenze. Quando c'è il puro cogliere che importa più il momento giusto?