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"Lasciar andare la rabbia" (Rigdzin Shikpo)



"Lasciar andare la rabbia" (Rigdzin Shikpo)


Abbiamo continuato a leggere dal testo Non rifiutare nulla. Il sentiero buddhista al di là di speranza e paura di Rigdzin Shikpo:

"Dobbiamo essere molto determinati per cogliere la sensazione di rabbia nel momento stesso in cui sorge e per eseguire l'azione [...] di recidere l'aorta del nostro attaccamento. [...]
Questa intenzione rende possibile notare la sensazione di rabbia a uno stadio sempre più iniziale del processo e in questo modo ci avviciniamo sempre di più all'istante dello scoppio della rabbia. A questo punto possiamo rivolgerci alla sensazione senza permetterle di spingerci ad agire. Internamente potreste ribollire ed essere pronti a colpire, trovando tutte le giustificazioni per passare all'azione. Non reagite, ma arrendetevi semplicemente alla sensazione. [...]
È possibile, anche se assolutamente non facile, lasciar andare la rabbia al suo culmine. Perché difficile? Quell'unico istante riassume tutte le nostre giustificazioni della nostra rabbia, [...] la rabbia è 'me'. Lasciar andare la rabbia sembra quindi un suicidio, perché l'identificazione è totale.
La rabbia è un'emozione potente e carica di energia, per questo a volte ci piace. La rabbia è terribilmente viva e in quel momento è come se tutta la nostra esistenza fosse nella rabbia. [...] C'è solo il senso 'questo sono io!'. A quel punto o recidiamo la rabbia oppure no.
Come prendiamo quella decisione? In quel momento, tutto dentro di noi si oppone. Inoltre, dobbiamo recidere il nostro attaccamento all'io immediatamente. Abbiamo pochissimo tempo per decidere. [...]
Recidendo il senso dell'io che si afferra alla rabbia, non solo otteniamo una chiara percezione di quello che i buddhisti chiamano il 'non io', ma colpiamo anche al cuore la doppia negatività (il concetto di io e tutte le autogiustificazioni) che trasformano la normale rabbia in un problema tanto grande. Allora, tutto quello che ci rimane è una pura negatività che si manifesta come una chiarezza molto intensa e una grande semplicità di mente. [...]
Occorrerà un po' di tempo perché il processo di vedere (e di liberare) la natura della rabbia sia completo.
Finché non riusciremo a cogliere quel momento speciale, il fulcro della pratica è sulle sensazioni prodotte dalla rabbia. Dobbiamo imparare a stare con quelle sensazioni sgradevoli, quasi intollerabili, mentre raggiungono il culmine e decrescono, senza lasciare che ci spingano all'azione. [...]
Parlando in generale, questo metodo è efficace soltanto con una rabbia abbastanza forte da essere riconoscibile come un'esperienza individuale: ad esempio, un breve ma potente scoppio di rabbia, invece di un'irritabilità o un'aggressività prolungata ma oscillante. Scoppi di questo genere possono essere provocati da una parola casuale, da qualcuno che ci fa uno sgarbo e ci pesta sbadatamente i piedi. Qualunque cosa di questo tipo può farla scattare.
La domanda è: che cosa accade dopo questa esplosione? Replicate in tono adirato? Date un calcio a un oggetto inanimato invece che alla persona in questione? Ribollite solo interiormente? Oppure, mentre trovate giustificazioni alla vostra rabbia, potreste provare una miscela di queste tre risposte, finché a poco a poco la rabbia se ne va.
Con lo sviluppo della consapevolezza abbiamo la possibilità di aprirci a queste sensazioni in una fase precedente del processo. Ad esempio, possiamo fermarci appena prima di dare una risposta stizzosa e rimanere con la spinta a reagire, senza dare spazio all'espressione della rabbia e a tutte le autogiustificazioni negative" (pp. 119-122).