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"Nessuna visione dell'universo è vera" (Rigdzin Shikpo)

 


"Nessuna visione dell'universo è vera" (Rigdzin Shikpo)


Abbiamo continuato a leggere dal testo Non rifiutare nulla. Il sentiero buddhista al di là di speranza e paura di Rigdzin Shikpo:

"Secondo Trungpa Rinpoche, il problema sta nella 'negatività della negatività'. Questa 'doppia negatività' ha a che fare con l'idea che abbiamo delle nostre emozioni, con le ragioni che diamo per giustificare la loro presenza e la loro persistenza. Le emozioni negative sono sempre associate a una struttura [...] concettuale, a modelli di pensiero che possono essere molto sottili e difficili da riconoscere. Questi modelli sono a un tempo ciò che scatena le emozioni e ciò che le giustifica, e sono sempre centrati sull'io.
Crediamo di odiare delle persone a causa delle loro idee politiche, della razza o della religione. La realtà è che proviamo un sentimento di odio e che abbiamo bisogno di indulgervi in qualche modo. Tutte le buone ragioni per odiare, e l'odio sembra aver bisogno di buone ragioni, sono semplicemente giustificazioni dell'io. È questo errore di fondo che Rinpoche chiamava 'doppia negatività'.
[...] Usiamo i concetti per restringere la nostra visione e per guidare l'odio e il desiderio verso uno scopo centrato sull'io. [...]
Secondo il buddhismo, nessuna visione dell'universo è vera per sempre né incisa sulla pietra. Pratichiamo per trascendere via via tutte le nostre visioni dell'universo. [...]
Alla fine arriviamo al punto in cui non facciamo più proiezioni in base a una certa visione e otteniamo qualche comprensione genuina che va oltre l'affidarci a qualunque visione.
[...]
I giudizi sembrano così speciali che non riusciamo a trattarli come un normale pensiero. Ma, in realtà, è esattamente quello che sono. Capirlo è un primo passo indispensabile per erodere il loro potere di associazione con l'io. Ovviamente, ciò include livelli diversi di sottigliezza, ma vedere questo fatto nella sua totalità fa parte del processo meditativo, processo che inizia quando smettiamo di assegnare ai nostri giudizi un valore speciale. [...]
Siamo sempre il centro del mandala del nostro mondo, il mandala 'dell'io e del mio'. [...]
Centrali a questo mandala sono le emozioni dell'afferrare e del rifiutare. Guardandoci attorno vediamo cose che vogliamo attrarre e portare nel nostro mondo e altre che vogliamo rifiutare. Osservando noi stessi, troviamo qualità che vogliamo escludere o rimuovere e altre che vorremmo acquisire e incorporare. [...] Questo è il mandala della nostra vita di ogni giorno, che ha l'egocentrismo come principio centrale. Qual è la differenza con il mandala dell'apertura?
Nel mandala dell'apertura rendiamo la consapevolezza il principio centrale, mentre la qualità dell'apertura si effonde in tutto il mandala. Questo è l'insegnamento centrale del Buddha: essere aperti a qualunque situazione. Ma ciò non significa essere aperti a tutto e a tutti, a casaccio. L'apertura è sempre influenzata dalla genuina consapevolezza e sensibilità. Consentiamo a qualunque situazione, piacevole o spiacevole, di venire verso di noi. Percepiamo la situazione senza arretrare e senza giudicarla come buona o cattiva.
Nel mandala dell'apertura accogliamo le situazioni, le sperimentiamo con chiarezza e le lasciamo andare. In questo modo la loro carica emotiva è molto diversa. Non ci ossessionano come spesso fanno le esperienze negative" (pp. 76-83, 88-93).