Legge dello sforzo rovesciato (Aldous Huxley)
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Legge dello sforzo rovesciato (Aldous Huxley)


All'inizio della lezione abbiamo letto un brano di Aldous Huxley, tratto da un suo saggio del 1956, Conoscenza e comprensione:

"«Se cerchi il Buddha, non vedrai il Buddha». «Se cerchi deliberatamente di diventare un Buddha, il tuo Buddha è samsara». «Se una persona ricerca il Tao, quella persona perde il Tao». «Se intendi disporti in armonia con la Taleità, istantaneamente ne devii». «Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà». Esiste una Legge dello Sforzo Rovesciato. Più cerchiamo mediante la volontà cosciente di compiere qualcosa, meno vi riusciamo. L'abilità ed i suoi risultati sopraggiungono solo per coloro che hanno imparato l'arte paradossale del fare e del non fare simultaneamente, del combinare rilassamento e attività, dell'annullarsi in quanto persona affinché l'immanente e trascendente Inconosciuta Quantità possa imporsi. Non siamo capaci da soli di giungere a comprendere; tutto ciò che possiamo fare è favorire una condizione dello spirito, in cui la comprensione possa giungere a noi. Di quale condizione si tratta? Chiaramente non è uno stato di coscienza limitata. La realtà, così come essa è data momento per momento, non può essere compresa da uno spirito [...] talmente condizionato dai suoi ricordi carichi di emozioni da reagire all'ora vivente come se fosse il morto allora. Nemmeno la mente che sia stata esercitata alla concentrazione è meglio equipaggiata a comprendere la realtà, dato che la concentrazione è soltanto esclusione sistematica, il ritrarsi della coscienza da ogni altra cosa ad eccezione di un pensiero, di un ideale, di un'immagine [...]. Se la realtà deve venire compresa nella sua pienezza, così come essa è data momento per momento, deve necessariamente esistere una consapevolezza che non sia limitata [...]. La comprensione giunge quando siamo totalmente consapevoli - consapevoli fino ai limiti delle nostre potenzialità mentali e fisiche".

Abbiamo iniziato con l'esercizio della consapevolezza del respiro.
Poi la camminata. Ricordiamoci sempre di mantenere una andatura costante, armoniosa, senza accelerazioni o decelerazioni brusche all'interno di ogni singolo movimento. Ricordiamo anche di mantenere la colonna vertebrale non solo diritta, ma anche leggermente allungata: per questo è importante il mento leggermente fatto rientrare.
Successivamente l'esercizio, da seduti, sulla consapevolezza del peso del corpo che si scarica sulle parti che poggiano a terra: glutei, gambe, piedi.
In ultimo l'esercizio sulla consapevolezza delle zone del viso: fronte, tempie, occhi, naso, gote, mascelle, bocca, mento. Cerchiamo di registrare ogni sensazione che proviene da esse. È molto più facile per le zone in contatto: gli occhi chiusi e la bocca. Ma queste, a ben pensarci, sono le sensazioni più grossolane. È sulle altre che dobbiamo soprattutto insistere. È molto importante: insistiamo, anche se non sentiamo nulla, anche se non cogliamo alcun 'segnale'. Il lavoro sotterraneo comunque c'è, anche se non ce ne rendiamo conto adesso. Annoiarsi, abbandonare una zona solo perché non ci dà 'soddisfazione' sarebbe un grave errore. Meditare a seconda della piacevolezza o meno di questo o quell'esercizio è continuare a trastullarsi la mente: è solo una masturbazione mentale.

Alla fine della lezione abbiamo letto e commentato un brano tratto dal Neko No Myojutsu (clicca qui).