"La sensitività e la sensazione sono due cose diverse" (Jiddu Krishnamurti)
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"La sensitività e la sensazione sono due cose diverse" (Jiddu Krishnamurti)


Il giovedì di questa settimana abbiamo continuato a leggere dalle opere di Krishnamurti:

"La sensitività e la sensazione sono due cose diverse. Le sensazioni, le emozioni, i sentimenti lasciano sempre residui, il cui accumularsi ottunde e distorce. Le sensazioni sono sempre contraddittorie e quindi conflittuali; il conflitto ottunde sempre la mente, perverte la percezione. L'apprezzamento della bellezza in termini di sensazione, di gradimento e ripugnanza, significa non percepire la bellezza; la sensazione sa solo dividere in bellezza e bruttezza ma la divisione non è la bellezza. Poiché le sensazioni, i sentimenti producono conflitto, per evitare il conflitto si è fatto ricorso alla disciplina, al controllo, alla repressione, ma questo crea soltanto resistenza e quindi aumenta il conflitto e provoca maggiore ottusità e insensibilità. La santificazione del controllo e della repressione equivale a santificare l'insensibilità e la brutale stupidità, che sono oggetto di tanto rispetto. Per rendere la mente più stupida e ottusa si inventano e diffondono ideali e conclusioni. Tutte le forme di sensazione, raffinate o grossolane, alimentano resistenza e logoramento. La sensitività è il morire di ogni residuo di sensazione; essere sensitivi, completamente e intensamente, a un fiore, a una persona, a un sorriso significa non avere la cicatrice del ricordo, poiché ogni cicatrice distrugge la sensitività. Essere consapevoli di ogni sensazione, sentimento, pensiero così come nascono, momento per momento, senza scelta, vuol dire essere liberi delle cicatrici, non permettere mai che una cicatrice si formi. Le sensazioni, i sentimenti, i pensieri sono sempre parziali, frammentari e distruttivi. La sensitività è una totalità di corpo, mente e cuore" (da Taccuino. Un diario spirituale, p. 153).

Cioè: la sensazione è dualistica (mi piace, non mi piace), non è completamente recettiva e produce quell'accumularsi di ricordi, di aspettative, di timori, che distorcono la mente. La repressione della sensazione è violenza, innaturalezza, ulteriore conflitto. Invece la sensitività è l'essere completamente percettivi, aperti alla bellezza infinita, abitanti del mondo con occhi sempre nuovi, innocenti, tersi. È una consapevolezza che è libertà. È senza scelta, non è disdegnata da alcunché, non è alla ricerca, non rincorre nulla, è disponibile, continuamente ricevente, svuotata di sé, accoglie con equanimità. È benevolenza e attenzione.

Abbiamo iniziato con la consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
Da seduti, l'esercizio del controllo dei pensieri con la domanda: da dove viene?
In ultimo, la consapevolezza dei suoni.

A conclusione della lezione del lunedì abbiamo continuato la nostra lettura e commento di brani tratti dallo Shobogenzo (clicca qui).