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"Il segreto più grande della vita è imparare a morire, accettare la morte. Lascia che il passato muoia ogni giorno. Lasciati morire ogni giorno. Noi non permettiamo al passato di morire. Un uomo di settant'anni mantiene vivi nella memoria i ricordi dell'infanzia. È troppo vecchio per andare in giro, è costretto a letto, ma la sua giovinezza non è ancora morta. Pensa ancora alle stesse cose; sta ancora sognando le dive del cinema della sua fanciullezza, sebbene nessuna di esse sia più la stessa. Le immagini si muovono ancora davanti ai suoi occhi; nulla è morto. Di fatto, il nostro passato non muore mai. Non abbiamo mai il coraggio di morire; non lasciamo mai andare nulla, e di conseguenza tutto continua ad accumularsi. Non permettiamo a ciò che è morto di essere morto; piuttosto, lo accumuliamo come una zavorra. E poi diventa impossibile vivere sotto questo peso. Per cui, una delle chiavi dell'arte di morire è: lascia che ciò che è morto sia morto" (Da La voce del mistero, p. 65). Non è che i ricordi vadano soppressi. Come si potrebbe? Sarebbe innaturale e snaturante. Piuttosto è il vivere il presente, lo starci, il riconoscerlo. Non è facile, siamo così aggrappati ad altro... Ma se non lo riconosci e non ti ci ritrovi, se non ti abbandoni ad esso, accogliendolo per quello che è, sarai sempre nella nostalgia di un passato illusorio o in vana attesa di un futuro che non esiste. Vivere nel mutamento, vivere il mutamento è la sola seria risposta alla struttura della realtà e del suo divenire. Abbiamo iniziato con la consapevolezza
del respiro. A conclusione della lezione del lunedì
non siamo riusciti a leggere il brano tratto dallo Shobongenzo, perché
gli esercizi ci hanno preso tutto il tempo. Ve lo propongo comunque (clicca
qui).
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