"Si tratta di trovare la natura nel corpo" (Steve Paxton)
Leggiamo alcuni brani da un'intervista a Steve Paxton, maestro di danza e
contact improvisation, intervista che compare nel libro di conversazioni con
danzatori, antropologi, maestri zen, musicisti, filosofi, fotografi, teologi,
maestri di arti marziali, ...Il libro dei maestri - Porte senza porta rewind
di Beppe Sebaste:
"«Oggi mi sembra che l'oppressione sia individuale,
all'interno di ogni individuo. È da me che dipende il fatto di essere libero,
essere libero là dove sono. [...] Lo scopo è dare al corpo una chance,
essere sfidato [...] dalla situazione del movimento. Da una parte c'è il lasciar
fare, dall'altra la determinazione. È un paradosso».
«Non è l'abbandono la cosa più importante?» gli chiedo, «nel senso di essere col
movimento, nel movimento?».
«È uno dei grandi problemi: se controllare o lascare che la natura faccia il suo
corso. Ed è sempre questo il problema. [...] Non può esserci una cultura senza
un'unità degli individui, è questo il nodo di una cultura. E tuttavia non può
esserci individuo senza libertà dalla cultura. Così abbiamo un paradosso e
viviamo sempre in una situazione paradossale». [...]
«Ricevendo una mela sulla testa, Isaac Newton è stato messo sulla via delle tre
leggi da lui definite in materia di movimento. Esse sono diventate il fondamento
delle nostre teorie fisiche. Poiché Newton era innanzitutto una mente obiettiva,
non tenne conto di quello che si sente quando ci si trova al posto della mela.
Quando mettiamo la nostra massa in movimento, noi sormontiamo il richiamo
costante dell'attrazione terrestre per rispondere all'invito dinamico e
volteggiante della forza centrifuga. I danzatori si lasciano portare da quelle
forze e 'giocano' [...]».
[...] L'antica sentenza del maestro zen Dogen (XII secolo), «quando trovi il tuo
posto lì dove sei, la pratica avviene», è sviluppata [...] da Steve Paxton.
[...]
È importante considerare quello che è successo alla gente - mi spiega Steve -
cosa era il corpo un tempo, e cosa è adesso. Mi sembra che il corpo si sia
evoluto dal tempo in cui si doveva cacciare per avere cibo, proteggersi facendo
uso del «paesaggio», nuotare, arrampicarsi, correre o camminare, e da tutto
questo viene forse necessariamente la danza, che è un modo di usare i muscoli
senza lo stress dell'atteggiamento lavorativo, ma solo per il gusto di usarli.
Così, nelle società tribali si vede danzare, per motivi rituali [...]. Ma il
corpo in queste situazioni è attivo nell'ambiente, nel contesto. I sensi, per
esempio gli occhi, il visivo, sono usati non solo per leggere o per vedere i
film o la tv, e per leggere nell'ambiente circostante, in quale ristorante
andare o che strada attraversare, ma per trovare animali e piante, distinguere
colore, forma e movimenti, una varietà di cose molto più sottili di quelle cui
siamo abituati. Noi abbiamo a che fare con cose piuttosto evidenti. Per esempio:
su quel muro c'è scritto Pizza, Pizzeria, il disegno è piuttosto chiaro,
non c'è nessuna sottigliezza o discriminazione quanto a questa parola, questa
parola ti grida visualmente. Adesso non stiamo più in ascolto di lievi rumori o
di qualcosa che si muove nell'erba o nella foresta, udiamo grandi suoni chiari,
di traffico, di gente che cammina, non ha nemmeno grande importanza che sia
l'uno o l'altro, di gente che parla, noi adesso stiamo parlando e usiamo le
orecchia soltanto per comunicare, non circolarmente per la sopravvivenza o la
sicurezza. E il corpo...
Il corpo è stato anch'esso urbanizzato, e qui ci muoviamo o camminiamo su
superfici lisce, oppure su e giù per le scale, e nemmeno quello, prendiamo scale
mobili e ascensori, e tutti i sensi sono diventati così pigri, tutto il corpo.
Nelle città non abbiamo più bisogno di prestare attenzione a queste cose. Così,
quello che penso sia vero per ogni classe di educazione fisica, è che ci
risveglia di nuovo al corpo. Possono essere arti marziali, il tai chi o lo yoga,
o anche uno sport, non ha importanza. Ci si risvegli al corpo e si dà al corpo
una possibilità di fare, di fare quello che può fare, e il corpo si
abitua, e questa abitudine non è solo il sistema muscolare o scheletrico ma
anche i nervi, ovviamente, e i sensi vengono un po' esercitati, e gli organi, e
le ghiandole. Molti sistemi del corpo vengono energizzati, e così mi sembra
importante suggerire in queste classi, attraverso la natura di questi esercizi e
verbalmente, che la civiltà ha reso molto stupidi gli individui che compongono
questa civiltà. Questa è un po' anche la natura reale delle istituzioni (la
civiltà essendo la più grande istituzione), ma ogni istituzione ha la
caratteristica di semplificare le cose affinché possano essere capite molto
facilmente. È il compito delle istituzioni. Sì, si tratta di trovare la natura
nel corpo, da quando la natura là fuori è stata fatta «natura» nella sua forma
più semplificata" (pp. 62-66).