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tra vipassana e zazen




 

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Da "Lo zen del gatto" (Ludovica Scarpa) - 2


Alcuni brani dal delizioso "Lo zen del gatto" di Ludovica Scarpa:

"Zorro gioca a vivere con quel che c'è.
Una mossa alla volta.
Lentamente, rispettando anche la densità dell'aria.
Non ha paura, se non in modo puntuale, se qualcuno tenta di dargli un calcio, ad esempio [...]; e da allora si scosta, scappa, improvvisamente scattante.
Quella che non ha è la paura di aver paura che chiamiamo ansia.
Nella nostra mente di ex-scimmie infatti c'è di tutto: anche l'ansia per quel calcio che non ci ha mai dato nessuno, ma non si sa mai potrebbe arrivare, e ci fa male anche quello, se solo ci pensiamo. [...]
Di fronte a qualsiasi cosa si dimostra degna della sua nobile attenzione, resta regalmente presente, in ogni microattività giornaliera. [...]
Zorro frequenta me, non l'idea che si è fatto di me. Per cui mi lascia essere quel che sono, qualsiasi cosa sia. Certo lui non direbbe così.
Fa le fusa e basta.
Zorro è d'accordo con le cose, così come sono. Non svaluta nulla [...]. Il mondo è pieno di cose interessanti, tu sì che te ne accorgi. [...]
Zorro non svaluta nulla: se vola una mosca la osserva affascinato; se ne ha voglia, salta su al momento giusto e la prende, con soddisfazione. [...]
Un'altra cosa che Zorro non fa: non si preoccupa di quel che pensano gli altri di lui. Non cerca di fare buona impressione. La fa. Migliora il mondo standoci sopra. [...]
Nel mondo di Zorro non esiste che la bella figura di essere al mondo, senza dubbio o progetto o timore di una potenziale alternativa. [...]
Esistere è l'approvazione, il «sì» di esserci. Se non ci sono «io» a versarci sopra avversione o altri contorcimenti.
Zorro esiste così, naturalmente sovrano, aristocratico, regale. Un re non sente alcun bisogno di cercare di fare buona impressione.
Zorro è curioso, autonomo, intelligente, osserva con interesse qualsiasi cosa. Non fa il sentimentale. Nulla gli pare troppo stupido: non fa differenze. È libero.
Zorro non discute. Non è mai in ansia per aver ragione.
Non precisa, non si scusa, non si giustifica, non vuole convincermi. Non ha paura di stare in silenzio. Non deve fare nulla di speciale per sentirsi amato. Non fa giochi di potere.
Non esagera. Mai.
Zorro c'è. Sta a guardare dalla finestra, seduto in alto [...].
Imparare da Zorro: imparare a esserci, e basta.
A esserci adesso. E per fortuna è sempre e di nuovo: adesso. La sensazione di perdermi qualcosa, adesso, nel tentare di parlarne. Mi perdo nelle insalate di concetti. [...]
Ma sto imparando da Zorro. [...]
Siamo contenti di questo istante, a nostra disposizione. Parte del tutto: siamo un paesaggio contento con divano. [...]
Zorro è una manifestazione dell'esistenza. [...]
E chi c'è è il sì dell'esistenza" (pp. 28, 30-31, 34-36, 41).