"Non faccio nulla, ma sono presente" (Jeanne de Salzmann)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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"Non faccio nulla, ma sono presente" (Jeanne de Salzmann)


Continuiamo a leggere qualche brano tratto da La realtà dell'essere di Jeanne de Salzmann:

"Per migliaia di anni il cervello umano è stato condizionato ad agire dal centro alla periferia e dalla periferia al centro, in un movimento continuo di uscita ed entrata. Come potrebbe mai fermarsi questo movimento? Se si arresta, comparirà un'energia senza limiti, senza cause, senza inizio e fine. Per arrivare a ciò è prima necessario fare ordine, pulire la casa: un compito che richiede completa attenzione. Il corpo deve diventare molto sensibile e la mente si deve svuotare [...]. La comprensione non giunge da uno sforzo di ottenere o diventare qualcosa, ma solo quando lo spirito è quieto.
La nostra vera natura, qualcosa di sconosciuto a cui non si può dare un nome perché non ha forma, può essere percepita nell'intervallo tra due pensieri o due percezioni. Questi momenti di arresto costituiscono un'apertura a una Presenza priva di uno scopo, eterna. Con la mente ordinaria non possiamo crederci, perché riteniamo che ciò che è privo di forma non sia reale. E lasciamo così sfuggirci la possibilità di sperimentare l'Essere.
La nostra paura di non essere nulla è ciò che ci spinge a riempire il vuoto, a desiderare di acquisire o diventare qualcosa. E questa paura, che sia cosciente o no, ci fa distruggere la nostra possibilità di essere. Non possiamo liberarcene con un atto di volontà o cercare di liberarci con uno sforzo. Contrapporre un desiderio all'altro può solo generare altra resistenza, e la comprensione non verrà dalla resistenza. Possiamo liberarci da questa paura solo con la vigilanza, diventandone consapevoli. [...] Con la dissoluzione di questo conflitto compare la tranquillità. Può manifestarsi la realtà.
La più alta forma di intelligenza è la meditazione, un'intensa vigilanza che libera la mente dalle sue proprie reazioni; solo questo, senza alcun intervento della volontà, produce uno stato di tranquillità. Ciò richiede un'energia straordinaria, che può comparire solo quando in noi non c'è conflitto, quando gli ideali, le credenze, la speranza e la paura sono del tutto scomparsi. [...] Sorge allora [...] uno stato di attenzione in cui non c'è più un senso dell'io, qualcuno che partecipa all'esperienza con cui identificarsi. [...]
In questo stato di vigilanza non faccio nulla, ma sono presente. La mente è in uno stato di attenzione in cui c'è lucidità, un'osservazione lucida e senza scelta di tutto ciò che pensiamo, che sentiamo, che facciamo. [...] È uno stato che genera tranquillità, e quando la mente è perfettamente quieta, priva di illusioni, si dà vita a 'qualcosa' di non costruito dalla mente, che non può essere espresso a parole. [...]
C'è uno stato in cui posso osservarmi e un altro in cui non posso. Se ho la sincerità di accettare la mia ignoranza, allora posso osservare. Ma se mi lascio ingannare dalla menzogna dell'io, non posso. Se osservo con un'idea prestabilita di me, i pensieri e le emozioni gireranno continuamente attorno a questa illusione dell'io, [...]
Devo osservarmi vivere, vedere tutto me stesso. Ciò richiede una certa libertà, in cui comincio a sentire più reali altri elementi sconosciuti del mio essere. È la ricerca di un nuovo ordine, di un nuovo stato dell'Essere in cui il corpo e i suoi attributi, così come le mie funzioni, sono soggette a una forza superiore che li anima. [...] Ciò può produrre un secondo corpo, una forma interna che darà nuova forma alla mia vita" (pp. 198-200).