Seminario all'Eremo di Ronzano - Seconda serata
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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Seminario all'Eremo di Ronzano - Seconda serata


Alcuni brani tratti dai discorsi del Buddha:

- "C'è una via, o monaci, mediante la quale un monaco senza ricorrere alla fede, a opinioni particolari, alla tradizione, al ragionamento capzioso, all'approvazione di ponderati giudizi, può dichiarare la Conoscenza Finale: "La rinascita è cessata, la Vita Santa è stata vissuta, compiuto è il dovere, e nulla resta dopo di ciò"?
- "Per noi, o Signore, gli insegnamenti sono fondati nel Glorioso. Che il Glorioso parli! I monaci proteggeranno le sue parole".
- "C'è una tale via, o monaci. E qual è?".
"In ciò, monaci, un monaco ha visto una forma con i suoi occhi, e se sono in lui bramosia, odio o illusione, egli sa: 'C'è in me bramosia, odio o illusione', e se non vi sono in lui bramosia, odio o illusione, egli sa: 'Non c'è in me alcuna bramosia, odio o illusione'".
"Inoltre, monaci, un monaco ha udito un suono, sentito un odore, gustato un sapore, provato una sensazione tattile, avuto cognizione di un oggetto mentale [idea], e se vi sono in lui bramosia, odio o illusione, egli sa: 'Vi sono in me bramosia, odio o illusione'; e se bramosia, odio o illusione, non sono in lui, egli sa: 'Non c'è in me alcuna bramosia, odio, illusione'".
"E se egli così sa, o monaci, queste idee sono tali da dover essere conosciute mediante il ricorso alla fede, a opinioni particolari, alla tradizione, al ragionamento capzioso, all'approvazione di ponderati giudizi?".
- "Certamente no, Signore".
- "Queste idee non devono piuttosto essere conosciute dopo averle saggiamente apprese per mezzo dell'esperienza?".
- "È così, Signore".
- "Questa, o monaci, è una via mediante la quale un monaco, senza ricorrere alla fede, a opinioni particolari, alla tradizione, al ragionamento capzioso, all'approvazione di ponderati giudizi, può dichiarare la Conoscenza Finale: 'La rinascita è cessata, la Vita Santa è stata vissuta, il dovere è compiuto, e nulla più resta dopo di ciò" (Itivuttaka 111).

Quindi una via al di là della fede, dell'opinione, del ragionamento, di ciò che è stato detto da questo o da quello. Bensì una via in cui si esperisce direttamente la presenza o meno dei cosiddetti tre inquinanti (bramosia, odio e illusione) nei sei tipi di sensazioni (ciò che è visto, ciò che è udito, ciò che è odorato, ciò che è gustato, ciò che è toccato, ciò che è pensato). Pulire ciò che è percepito dai nostri schematismi, automatismi, pregiudizi, volontà di appropriazione, di condanna, ... Pulire la percezione vera e propria della reazione egotistica ad essa.

Abbiamo praticato l'esercizio della consapevolezza aperta, a trecentosessanta gradi, da seduti.

Un altro brano:

"Una volta il Glorioso viveva nel paese di Sumbha, in una città del popolo dei Sumbha chiamata Sedaka. Ivi il Glorioso si rivolse ai monaci:
'Immaginate che si sia riunita una gran folla di uomini alla notizia che è giunta una bella regina. E se quella bella regina è anche altamente versata nella danza e nel canto, che si sia riunita una folla ancora più vasta per conoscerla. Ora giunge un uomo che desidera vivere e non morire, che desidera la felicità e detesta il dolore. La gente gli dice: «Qui, amico, c'è un vaso pieno d'olio fino all'orlo. Tu devi portarlo attraverso la numerosa folla alla bella regina. Un uomo con una spada sguainata ti seguirà, e se verserai anche un po' di olio, ti mozzerà il capo!». Ora, cosa pensate, o monaci? Quell'uomo porterà il vaso dell'olio con trascuratezza, senza prestare attenzione a ciò che lo circonda?' - 'Certamente no, Signore'.
'Questa similitudine l'ho espressa per rendere chiaro il significato. E il significato è questo:
Il vaso pieno di olio fino all'orlo è un nome per la presenza mentale nei riguardi del corpo.
In ciò, o monaci, dovreste esercitarvi così: «Coltiveremo la Presenza mentale nei riguardi del corpo, la praticheremo regolarmente affinché diventi un veicolo di progresso e un saldo possesso della nostra mente; affinché essa possa essere consolidata, rafforzata e resa perfetta in noi!». Così, o monaci, dovreste esercitarvi" (Samyutta-Nikaya 47, 20).

Durante la pratica, che si mantenga una viva consapevolezza verso il nostro corpo, anche tra un esercizio e l'altro. Mantenere la presenza mentale nei riguardi del corpo, significa accorgersi della sua presenza, del suo funzionamento, delle sue reazioni automatiche, delle sue contrazioni causate da certi pensieri, da certe sensazioni. Vuol dire pulirlo, pacificarlo, renderlo semplice e naturale. Senza tensioni: svuotato.

L'esercizio della consapevolezza della camminata, anche oggi all'aperto.

Un ultimo brano:

"O monaci, qualunque cosa un monaco frequentemente pensi e consideri, quella diventerà l'inclinazione della sua mente. Se egli riflette e concepisce frequentemente pensieri di rinuncia, ha abbandonato il pensiero della brama sensuale, coltiva frequentemente il pensiero della rinuncia e quindi la sua mente è incline al proposito di lasciare andare. Se egli concepisce e ha frequentemente pensieri di benevolenza, ha abbandonato il pensiero della malevolenza, coltiva frequentemente il pensiero della benevolenza e quindi la sua mente è incline alla benevolenza. Se egli concepisce e ha frequentemente pensieri di non violenza, ha abbandonato il pensiero della violenza, coltiva frequentemente il pensiero della non violenza e quindi la sua mente è incline alla non violenza.
O monaci, come un mandriano, durante l'ultimo mese della stagione calda, quando i raccolti sono stati portati nei villaggi, si limita a osservare le sue vacche ai piedi degli alberi o all'aperto, poiché deve solo essere certo che le vacche siano lì; analogamente anch'io ebbi bisogno di essere certo unicamente che quegli stati mentali fossero lì.
O monaci, un'energia infaticabile e salda era sollecita dentro di me, una chiara consapevolezza si stabilì in me; il mio corpo era rilassato e non disturbato, la mia mente unificata e concentrata" (dal Dvedhavitakka-sutta).

Osservare i propri pensieri, coltivare gli stati mentali salutari e abbandonare quelli non salutari conduce non solo a una trasformazione della persona nel lungo termine, ma a uno stato di riappropriazione di sé, di chiarificazione, di luminosità, di calma e riposo, di assenza di afflizioni e di pulizia interiore già nel presente.

Finiscono qui gli incontri per quest'anno. Buona estate!