La ricerca del sé

La Meditazione come Via

Vipassana e Zazen


 

HOME

PRESENTAZIONE

MEDITARE

LE LEZIONI

BUDDHISMO

ZEN

GLI ESERCIZI

TESTI

BIBLIOGRAFIA

INSEGNANTE

LINKS

 


La ricerca del sé

Un monaco domandò al maestro Hsuan-sha:
"Che cos'è il sé?".
E lui rispose:
"A che ti serve?".

Una cosa è una risposta e altra cosa è il tacere delle risposte. Una domanda è l'estrinsecazione verbalizzata dell'indagine intorno a qualcosa. Qui cominciano i problemi. Il fatto è che così la domanda si chiude in una strada senza uscita, perde la sua fonte di indeterminatezza e di vuotezza.
Si può anche dire che la meditazione sia una domanda, ma bisogna intendersi. Se diciamo: medito per rispondere alla domanda riguardo alla mia natura, allora mi svio. La partenza può anche essere questa e certamente c'è del vero nell'accostamento tra meditazione e "conoscenza di sé", ma non nel senso usuale e banale del termine. Quando uno dice: mi conosco, so come sono fatto. Ecco: non in questo senso. La meditazione non è la risposta alla domanda "Che cos'è il sé?"; essa non è la ricerca del sé, l'indagine intorno al sé, non è la riappropriazione del sé (quando ne sei stato disappropriato?), non è la risoluzione di un problema. La meditazione non è la conclusione intellettuale ad una domanda altrettanto intellettuale. Questo tipo di domandare va in realtà abbandonato: la meditazione è l'abbandono di tutto ciò, è propriamente arte dell'abbandono in sé e per sé. Abbandono di tutto e abbandono al tutto. Continuare a questionare (cos'è la realtà? cos'è il sé? dov'è la verità? ...) significa ancora rimanere sulla soglia, è opporre resistenza all'esperienza trasformante. Trasformante cosa? Trasformante niente, si intende! È semplicemente dal nostro punto di vista illusorio che parliamo di trasformazione, ma nell'esperienza della meditazione lo riconosciamo tutti: non c'è nessun cambiamento, nulla che venga trasformato, ma solo un puro esperire, un semplice stato di essere e consapevolezza, un disincantato guardare e non un egocentrico fare coatto.
Il sé, la sua struttura, il suo significato, la sua realtà, ... Tutto questo non va scambiato con una serie di dati, di informazioni interessanti da conoscere. "Che cos'è il sé?" non serve proprio a niente, non conduce a niente. La domanda e l'esperienza sono l'una contraria dell'altra: se domandi, ti vieti l'esperire, lo blocchi e cominci a rimuginarci sopra. La meditazione è questo: esperire al di là del domandare. È accorgersi che il domandare è un circolo vizioso, assai allettante, fascinoso, ma che è una trappola insidiosissima per la mente. È l'ennesima scusa per rimanere a dormire.
La meditazione è arte di semplicità: non si ferma davanti a nulla. Solo ciò che serve è proprio ad essa, il resto non appartiene alla sua sfera. La meditazione è il tacere di ogni sovrappiù: "A che ti serve?".
La meditazione è esperienza del sé. Non conoscenza. Non risposta. Non formula filosofica. Non definizione psicologica. Non un manuale di istruzioni.

 

 

 

www.lameditazionecomevia.it