"Il Maestro cammina semplicemente" (Wilhelm Reich)
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"Il Maestro cammina semplicemente" (Wilhelm Reich)


Continuiamo a leggere qualche brano tratto dall'opera di Wilhelm Reich, L'assassinio di Cristo:

"[Cristo] quando cammina i suoi piedi posano completamente sul terreno come se mettessero radice ad ogni passo, staccandosi, per poi di nuovo prendere radice. Non cammina come un profeta, come un saggio o come un professore di matematica superiore. Cammina semplicemente. Quando lo si vede ci si domanda: Che cos'è? Chi è? È talmente diverso dal resto degli uomini. Ognuno dei suoi seguaci esprime qualcosa camminando, qualcosa che in realtà non ha nulla a che fare con l'atto di camminare. Uno cammina con modestia. L'altro cammina immerso in profondi pensieri. Il terzo cammina come se si stesse allontanando di corsa da una scena orrenda. Il quarto cammina come un re. Il quinto come un seguace obbediente del Maestro. Il sesto come un cervo. Il settimo cammina come una volpe. Il Maestro cammina semplicemente, e nemmeno come un cervo. Semplicemente, cammina.
Solo il suo modo di camminare è una sfida a ogni scuola di pensiero, che si tratti della sofistica, del solipsismo, del talmudismo, dell'esistenzialismo. Tutto il suo comportamento è così diverso da qualsiasi «ismo» che nessun individuo abituato a «classificare» le persone, potrebbe dire a che gruppo egli appartiene. [...]
L'immobilità, lo stare fermi, accompagnano il viaggiatore ovunque lui, o lei, si muovano. E quindi essi ammirano e adorano chi davvero si muove. Nei suoi viaggi Cristo sta per suo conto anche se incontra della gente. Viaggia da solo, con pochissimi compagni. Anche quando è con i compagni è sempre leggermente separato da loro: sta qualche decina di metri innanzi a loro, oppure se ne va da solo nei boschi a meditare. I suoi seguaci meditano raramente. Quasi sempre parlano solo del maestro, chiedendosi che cosa stia facendo in questo momento, o come sia possibile che abbia fatto questo o quello. Così essi seguono una loro immagine nello specchio, la cosa che vorrebbero essere ma che non possono essere.
Sognano che Cristo sia il loro capo, e, con i suoi poteri e con il suo furore, donato da Dio, un giorno certamente scaccerà i romani dalla città santa. Sta solo aspettando e preparandosi. Ma il giorno della vendetta giungerà certamente. Non è forse un capo? Il loro capo? Sono pronti a seguirlo nel fuoco, e già si illuminano al pensiero di andare con lui nel fuoco. Alla fine lo abbandoneranno.
Cercano di persuaderlo a compiere miracoli, a dimostrare i suoi poteri divini. Per loro i poteri divini sono il tuono, il lampo e il rumore tremendo di mille fanfare o cannoni e un cielo infuocato e il velo lacerato nel tempio. I morti sorgeranno dalle loro tombe, si realizzerà il miracolo più grande di tutti: le anime ritorneranno nei corpi e si muoveranno proprio come facevano millenni prima. Questo è il minimo che egli può fare per loro. [...]
Cristo non sa nulla di tutto questo. Non ha mai parlato o promesso nessun tuono, nessun lampo in cielo, nessun terremoto o velo lacerato. Vive e si muove su un piano completamente diverso. Non pensa né sogna nessuna rivolta. Il Regno che egli sente dentro di sé non appartiene a questo mondo, come egli dirà loro poco prima della sua ultima agonia. Ma nessuno capisce di che cosa stia parlando. Lo prendono alla lettera. Un Regno è un Regno, non è vero? E in un regno deve esserci un re e marce e trombe e un trono e città conquistate. Un leader ha il potere e lo esercita sugli altri.
Ecco che cosa si aspettano da Gesù Cristo. Lui si sta solamente nascondendo. Non è si ancora rivelato. Ed essi lo spingono a rivelarsi, a dare un segno, ancora e ancora.
Cristo li prega di non parlare agli altri della sua benefica influenza sugli uomini e sui malati. Non parla mai di miracoli. Alla fine, cento anni dopo il suo assassinio, a dominare la scena saranno i suoi miracoli e non il suo rifiuto di compierli.
Cristo è contrario alla rivolta armata. Rifiuta di prendere il comando di una rivolta di questo genere. Predica la rivoluzione dell'anima, l'estrinsecazione dello strato più profondo che sta in noi. Cristo sa che se questo strato profondo non viene estrinsecato e reso reale ed effettivo, presto il finimondo inghiottirà la sua stessa generazione. Cristo sente più di quanto non sappia che l'uomo deve ritrovare e amare il suo nucleo intimo se vuole sopravvivere e ristabilire il Regno dei cieli" (pp. 62, 94-95).