"Non esiste né via da seguire né conquista" (Ramana Maharshi)
la meditazione come via
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"Non esiste né via da seguire né conquista" (Ramana Maharshi)

 

In quel libro esoterico (come lo chiamano Pietro Citati e Elémire Zolla) che è Alice nel paese delle meraviglie troviamo questo dispiegamento di una verità totale:

«Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.
– “Che strada devo prendere?” chiese.
La risposta fu una domanda:
– “Dove vuoi andare?”
– “Non lo so”, rispose Alice.
– “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”».
 

Centrale, ovviamente, è quel “non lo so”, là dove l'idiota di turno avrebbe i suoi personalistici e temporanei scopi. Ma soprattutto centrale è che quel non so è elevatezza e non mancanza. Se sei nel non so, puoi andare ovunque, ovunque trovando la risposta al “dove vuoi andare?”.

Perché non c'è più nessun volere che conduce il tuo andare, ma un andare che forma il tuo volere. Altrimenti sei nella contrazione prodotta dalla tua volontà. In Così parlò Zarathustra Nietzsche ha questa meravigliosa intuizione: “Stare in piedi coi muscoli rilassati e con la volontà staccata: questa è la cosa più ardua per voi tutti, o sublimi!” (cap. Dei sublimi). È qualcosa di estremamente reale e fisico: la tensione muscolare nell'andare (metaforicamente: l'andare per il mondo della vita) è il segnale del dominio della volontà di controllo (quindi della paura).

Quando invece "Non esiste né via da seguire né conquista" (Ramana Maharshi), mi siedo nell'essere delle cose, là dove "lo scopo della vita è la vita stessa" (Goethe).