Dagli Aforismi sulla radice degli ortaggi di Hong Zicheng
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Dagli Aforismi sulla radice degli ortaggi di Hong Zicheng


Alcuni brani tratti da questa opera cinese del XVII secolo, dal sapore a tratti confuciano, buddhista e taoista:

"Lasciate che gli altri rincorrano onori e profitto, ma non rimproverateli per la loro ebbrezza. Siate distaccati e spontanei, ma non vantatevi di essere gli unici consapevoli. Quel che il Buddha chiama non esser prigionieri dei fenomeni e delle illusioni è questo. [...]
Chi ama la tranquillità comprende molti misteri contemplando candide nubi e silenti pietre. Chi persegue la gloria dimentica la propria fatica con danze leggiadre e canti armoniosi. Ma solo chi attinge ogni risorsa da se stesso non fa distinzione tra rumore e silenzio, tra fasti e decadenza. Ovunque si rechi, troverà gioia e serenità. [...]
I seguaci del chan affermano: 'Mangia quando sei affamato, dormi quando sei stanco'. I maestri di poesia dicono: 'Usate le parole più comuni per descrivere quel che si trova sotto i vostri occhi'. I misteri più sottili si manifestano infatti attraverso le cose più ordinarie, l'inaccessibile attraverso quel che vi è di più accessibile. Chi è mosso da uno scopo si allontana dalla Via, chi non ha un disegno preciso vi si avvicina. [...]
Un uomo di somma virtù un tempo disse: 'La polvere dei gradini non si solleva, se l'ombra dei bambù la spazza via. L'acqua dello stagno non serba traccia dei raggi di luna che l'attraversano'. E, dal canto suo, un nostro letterato confuciano ha detto: 'Anche sulla riva di un'acqua agitata, il mio cuore rimane calmo. I fiori che cadono non turbano i miei pensieri'. Se l'uomo fosse sempre in una tale disposizione di spirito, come sarebbero semplici e armoniosi i suoi rapporti con gli esseri e le cose! [...]
Chi ama il silenzio in modo eccessivo rifugge gli uomini per trovare la quiete. Ignora che cercando la solitudine si aggrappa al proprio io, che il suo cuore ebbro di quiete è causa d'inquietudine. Non è così che si giunge ad annullare la differenza fra l'io e l'altro, fra la quiete e il movimento. [...]
Se l'orecchio fosse come una valle che risuona al passaggio del vento e torna poi silenziosa, non esisterebbe dissenso né discordia. Se il cuore fosse come uno stagno dove la luna si riflette senza lasciar traccia, non vi sarebbe differenza fra l'io e il mondo circostante".

Abbiamo iniziato con l'esercizio della consapevolezza del respiro.
Poi la camminata.
Successivamente una parte di camminata con gli occhi chiusi.
Infine l'esercizio dell'osservazione dei pensieri con la domanda: "Da dove viene?".

In conclusione abbiamo letto e commentato un brano tratto dal Denkoroku (clicca qui).