Purifica la tua mente (Han Shan)
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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Purifica la tua mente (Han Shan)

Questa poesia è stata composta dal maestro ch'an Han Shan, vissuto tra la seconda metà del 1500 e la prima del 1600.

La vera natura è pura e profonda,
Come acqua quieta e limpida.
Se è agitata dall'amore e dall'odio,
Sorgono onde di passioni.
E continuando così,
Renderanno torbida la natura del sé;
Gli affanni e l'ignoranza
Aumenteranno a tua insaputa.

Quando il sé si aggrappa all'altro,
È come gettare fango nell'acqua.
Se il sé è mosso dall'altro,
È come se si versasse olio sul fuoco.
Anche se i fenomeni esterni sono caos, il Sé è vero.
Quando il caos è considerato reale, nasce l'ego.
Se l'ego cessa di levarsi,
Anche le passioni, bruciate per eoni di tempo, si congelano.

Perciò un uomo saggio
Abbandona sempre il suo ego.
Se non vi è un ego,
Come potranno i fenomeni esterni essere un ostacolo?
L'abbandono dell'ego
Conduce all'elasticità.
Quando le passioni compaiono,
Le riconosci immediatamente.

La vigilanza porta alla consapevolezza;
Nell'istante in cui si vigila un pensiero,
Ogni traccia è spazzata via.
Subito sarai limpido e sereno,
In questa immobilità serena e pura,
Solo e sovrano tu godrai
L'armonia più perfetta,
Che nessuna cosa esteriore può eguagliare.

Questa poesia Han Shan la compose per un praticante principiante, come invito a mantenere desta la sua vigilanza in ogni istante. Essendo stata composta per un principiante, c'è poco da commentare: è molto chiara e semplice.
Solo due cose. La prima: l'ego e il sé. Se è il sé costituisce la natura autentica della persona, l'ego è un prodotto conseguente, causato dal fascio di passioni che continuamente lo alimentano. Perciò "l'uomo saggio abbandona sempre il suo ego": 'sempre' vuol dire che è un'operazione costante, continua, così come noi - durante la meditazione camminata - lasciamo andare le tensioni del corpo a ogni passo, anzi ad ogni istante. È l'ego l'ostacolo, non i fenomeni: quando cessa l'ego, si frantuma quella barriera davanti alla quale ciò che proviene da 'fuori' è vissuto come contrastante, non confacente, divisorio. Per questo "l'abbandono dell'ego conduce all'elasticità": non c'è più mio-io.
Arrivati a questa comprensione, si instaura un (non-)meccanismo mentale per cui all'arrivo di una 'increspatura', la mente la riconosce. Come sappiamo dalla pratica meditativa, questo vuole dire pulizia dell'increspatura stessa. Han Shan, in un'altra sua famosa poesia, scrive: "Se puoi vedere un pensiero non appena sorge, La consapevolezza lo svuoterà all'istante. / Qualunque stato mentale si presenti, abbandonalo".
Secondo aspetto: la vigilanza e la consapevolezza. In certo modo sono collegate all'io e al sé. L'io sta alla vigilanza come il sé sta alla consapevolezza. Nella vigilanza c'è un io che compie la sua azione di osservatore: vigilo un pensiero, ma nel momento nel quale lo vigilo, la sua 'traccia' si dilegua. Quando ogni traccia si dilegua la consapevolezza agisce indisturbata: indisturbata da un eventuale io - oramai scomparso, subito pronto a fare o non fare ciò che lo aggrada o meno.