Precetti sulla vigilanza

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Precetti sulla vigilanza

Abbiamo letto qualche brano tratto dal Saman Suttam, che potremmo chiamare la 'bibbia' del Jainismo. Il Jainismo è una religione molto importante in India, il cui fondatore Mahavira, era contemporaneo del Buddha. Molti aspetti del Jainismo sono affini agli insegnamenti buddhisti. Tra questi, il riferimento all'attenzione.

"Secondo le scritture, l'individuo è sia violento sia non violento. Quando è attento è non violento, quando è disattento è violento.
[...]
La disattenzione è la causa dell'afflusso del karma. L'attenzione lo ferma. Chi non è attento è ignorante, chi è attento è saggio.
L'ignorante non può distruggere i karma attraverso le proprie azioni, mentre il saggio può distruggere i karma attraverso l'inazione, ovvero controllando le proprie azioni in modo da essere libero dall'avidità e dalle bramose passioni; essendo pago, non commette nessun peccato.
Chi non è vigile si sente costantemente minacciato dalle paure; invece chi è vigile non prova nessuna paura.
[...]
O esseri umani, siate sempre vigili! Chi è costantemente all'erta acquisisce sempre più conoscenza. Chi non è vigile non è beato. Chi è vigile è sempre beato.
La persona compassionevole, vigile e rispettosa delle altre vite, la persona che è sempre cauta quando solleva e sistema una cosa, quando urina, quando defeca, quando si muove e quando dorme è realmente una seguace della non-violenza".

Abbiamo poi iniziato la pratica: unicamente anapanasati e meditazione in camminata.

Alla conclusione ci siamo permessi di parlare un po' a ruota libera: dalla tripartizione corpo-anima-spirito nel cristianesimo al Daimon di Socrate, dalla medicina antroposofica ai rosacroce.

 

 

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