Una pratica sulle emozioni
la meditazione come via
tra vipassana e zazen




 

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Una pratica sulle emozioni

 

Provo rabbia per questa cosa che mi hanno fatto, sento tristezza per il tal evento che mi è capitato, ecc. Non sono allora nell'emozione, ma nel pensarla, nel dirmela, nella sua storia.
Lasciarmi investire dalla sua realtà senza nome, dal suo flusso abbandonando il mio etichettarla, il mio mentalizzarla, il mio connetterla a cause e motivi. Come se fosse presente in me senza alcuna ragione, senza perché: una pura emersione energetica che mi investe, che tanto più abito, tanto meno la carico di concettualizzazioni. Cioè: nudo al suo prendermi.
Stare in quel sentire, che è un sentire fortemente corporeo, sprofondandoci: coglierne la vita, la dinamicità, i movimenti, i mutamenti.
Sentire che il respiro la respira, sentire questo movimento dell'intensità emotiva in me fatto di inspiro ed espiro: espansione e contrazione.
Lasciare che l'emozione defluisca totalmente nel mio respirare. Come se il respiro nell'inspiro la ricevesse, come se l'inspiro, nel suo essere vuota apertura, la ricevesse, in un ricevere fatto di accoglienza, di non reattività, spogliando l'emozione di qualsiasi caratteristica, sciogliendo l'emozione di ogni proprietà. E come se l'espiro espandesse questa pura emozionalità nuda da qualsiasi essere questa o quella emozione fino ai limiti dell'intero corpo.
Inspirare ed espirare, lasciando espandersi spazialmente il respiro, fino ad allargarsi oltre i limiti del corpo fisico, per tutta l'aria attorno, fino a riempire l'intera stanza. Nessuna distinzione tra corpo e fuori dal corpo, nessuna impressione di una pelle a delimitare. Solo un flusso respiratorio che vive nell'intero spazio il suo ritmo.
Uguale per le emozioni cosiddette positive.