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Da Un uomo che dorme di Georges Perec - 3

 


Da Un uomo che dorme di Georges Perec - 3


Altri brani tratti dal romanzo di Georges Perec, Un uomo che dorme:

"Non hai bisogno di nient’altro che di questa pace, di questo sonno, di questo silenzio, di questo torpore. Che i giorni comincino e che i giorni finiscano, che il tempo scorra, che la bocca si chiuda, che i muscoli della nuca, della mascella, del mento si rilassino completamente, che soltanto il sollevarsi della cassa toracica e il battito del cuore testimonino ancora del tuo paziente restare in vita.

Non voler più niente. Aspettare finché non ci sia più nulla da aspettare. Vagare, dormire. Lasciarsi portare dalla folla, dalle vie. Seguire i canaletti di scolo, le inferriate, l’acqua lungo le sponde. Camminare lungo il fiume, rasente ai muri. Perdere tempo. Tenersi lontano da ogni progetto, da ogni smania. Essere senza desideri, senza risentimenti, senza ribellione.
Davanti a te, nel corso del tempo, una vita immobile, senza crisi e senza disordine: nessuna asperità e nessuno squilibrio. Un minuto dopo l’altro, un’ora dopo l’altra, un giorno dopo l’altro, una stagione dopo l’altra, qualcosa comincerà che non avrà mai fine: la tua vita vegetale, la tua vita azzerata.
[...]
Su una panchina, non lontano da te, un vecchio mummificato, immobile, coi piedi uniti, il mento appoggiato sul pomello del bastone cui si tiene aggrappato con tutte e due le mani, guarda per ore davanti a sé, nel vuoto. Lo ammiri. Ne cerchi il segreto, la debolezza. Ma lui sembra inattaccabile. Deve essere sordo come una campana, mezzo cieco e un po’ paralitico. Però non sbava, la bocca non gli trema, a malapena sbatte gli occhi. [...] Somiglia a una statua, ma rispetto alle statue ha il vantaggio che se lui lo desidera può alzarsi e mettersi a camminare. Somiglia a un essere umano, [...] però ha questo privilegio sugli altri esseri umani di poter restare immobile come una statua, per ore e ore, e senza nessuno sforzo apparente. Anche tu ci vorresti riuscire, ma per effetto forse dell’estrema giovinezza che accompagna questa tua vocazione di vegliardo, ti innervosisci troppo presto: il piedi, tuo malgrado, si muove sulla sabbia, gli occhi vagano a destra e a manca, le dita si intrecciano e sciolgono continuamente.
[...]
Leggere «le Monde» è misurare una volta di più quanto tutto ti sia indifferente. Occorre che ogni gerarchia e ogni preferenza crollino. Puoi ancora meravigliarti del fatto che la combinazione di una trentina di segni tipografici sia in grado di creare, ogni giorno, e seguendo regole tutto sommato molto semplici, una tal miriade di messaggi. Ma per quale motivo te ne dovresti pascere, per quale motivo dovresti metterti lì a decifrarli tutti? La sola cosa che a te importa, è che il tempo scorra, e che nulla possa colpirti: i tuoi occhi leggono ogni riga, compostamente, una dopo l’altra.
[...]
L’indifferente non ignora il mondo, né nutre nei suoi confronti ostilità. [...] Quello che ti proponi non è di andare nudo, bensì di vestirti senza che ciò debba implicare ricercatezza o trascuratezza; quello che ti proponi non è di lasciarti morire di fame, bensì di unicamente nutrirti. [...] Che quindi non ci sia altro da dire se non: leggi, sei vestito, mangi, dormi, cammini, e che questa siano azioni, gesti, ma non prove e non monete di scambio: il tuo abbigliamento, il tuo cibo e le tue letture non parleranno più al tuo posto, non te ne servirai più per fare il furbo. Non gli affiderai più l’estenuante, impossibile, mortale compito di rappresentarti".