"L'accettazione, la via rasserenante del sì" (Corrado Pensa)
"L'accettazione, la via rasserenante del sì" (Corrado
Pensa)
Abbiamo continuato a leggere dal libro di Corrado Pensa, L'intelligenza
spirituale:
"L'abbandono-accettazione non è un aspetto tra gli
altri del cammino spirituale, [...] ma ne è, piuttosto, il cuore. Nelle parole
di san Francesco di Sales: l'abbandono è la virtù delle virtù.
[...] Alla non accettazione di sé si accompagna inesorabilmente la non
accettazione degli altri.
[...] L'accettazione, la via rasserenante del sì [...] deve estendersi
capillarmente a tutta la nostra vita. Ma questo processo rigenerativo
[...] non può aver luogo senza che, anzitutto, si instauri una seria amicizia
per noi stessi [...], in luogo dell'inimicizia e della distruttività.
Inimicizia e distruttività che, si badi bene, sono anche il nucleo di
atteggiamenti apparentemente volti alla cura di sé, quali l'orgoglio o il
narcisismo.
[...] La natura profonda, intrinsecamente luminosa, della mente-cuore è
offuscata dalle afflizioni dell'attaccamento-avversione-ignoranza. [...]
La chiusura o la contrazione del cuore [...] è la contrazione contro ciò che è
spiacevole ed è la contrazione intorno a ciò che è piacevole. [...] Se vogliamo,
poi, il comune denominatore di avversione e di attaccamento è la paura,
paura di incontrare lo spiacevole (avversione) e paura di perdere il piacevole
(attaccamento). Ora l'opera della meditazione di consapevolezza [...] è, né più
né meno, l'apertura del cuore, [...] allevare un'attenzione non
giudicante [...].
Quanto più entriamo in contatto - mercé la consapevolezza - con la contrazione,
tanto più cominciamo ad aprirci. Dunque: più entriamo in contatto con la
non-accettazione o paura e sentiamo il suo effetto tagliente e divisivo, più ci
rivolgiamo fiduciosi verso l'accettazione e verso il suo spirito unitivo. [...]
Dice un [...] grande maestro cristiano dell'abbandono, il Padre Jean Pierre de
Caussade: «La pratica di accettare a ogni istante lo stato presente [...] può,
da sola, mantenerci sempre nella pace del cuore e farci progredire molto
senza ansietà, turbamento e inquietudine». [...]
Nel buddhismo un'accettazione matura si chiama equanimità [...].
Quanto più apprendiamo l'arte dell'accettazione, tanto più qualcosa cresce in
noi: ci rendiamo conto che l'accettazione [...] ci dona [...] la ricchezza
di una pace più salda di quella finora conosciuta. Una pace che porta con sé
apprezzamento (invece di attaccamento) per ciò che è piacevole e rispetto
per ciò che è spiacevole invece che avversione e paura.
[...] Oltre il vasto mare della sofferenza e dell'ignoranza, c'è altro e [...]
questo 'altro' è già qui, in noi, nel mondo [...]. L''altro' impaziente [...]
che [...] si possa giungere a una «Condizione di semplicità assoluta / Che costa
non meno di ogni cosa. / E tutto sarà bene / E ogni sorta di cose sarà bene» (T.S.
Eliot).
[...]
La facilità alla gratitudine [è il] polo opposto al dare tutto per scontato, che
è una forma di indurimento, una forma di chiusura, a volte penosamente cronica.
La facilità alla gratitudine è il contrario del sentirsi dolorosamente in
credito, di sentire spesso - o sempre e comunque - di non essere abbastanza, di
non avere abbastanza, di non ricevere abbastanza: grandi sofferenze, che la
pratica ci aiuta progressivamente a comprendere e a sciogliere. [...] La
consapevolezza è una grande compagna della gratitudine, la consapevolezza [...]
ci fa notare con grande tranquillità tutto quello che riceviamo, [...] ce lo fa
scoprire con naturalezza [...].
[...] Va crescendo la naturale prontezza alla gratitudine per piccole,
piccolissime cose. Ma la gratitudine non è piccola: l'occasione è piccola per i
criteri convenzionali, un saluto, una telefonata, un incontro, l'improvvisa
apparizione di un bosco dopo una curva. La prontezza alla gratitudine. La
capacità di meravigliarsi e dire grazie. Grazie, grazia, gratitudine" (pp.
154-164, 165-166).